Recensione: “L’AMANTE PROIBITO” di Janet MacLeod Trotter – ed. Newton Compton

La nostra Simona La Corte ci parla di L’AMANTE PROIBITO di Janet MacLeod Trotter, ed. Newton Compton.

  • Titolo: L’AMANTE PROIBITO
  • Autore: JANET MACLEOD TROTTER
  • Editore: Newton Compton
  • Genere: narrativa storica
  • Data pubblicazione: 5 agosto 2021
  • Pagine: 544

TRAMA

Scozia, 1919. All’indomani della prima guerra mondiale, l’infermiera Esmie McBride conosce il capitano Tom Lomax, un reduce, durante un ricevimento dato dalla sua migliore amica, Lydia. Esmie è da subito preoccupata per lo stress post traumatico di Tom ma, altrettanto istantaneamente, è catturata dal suo fascino. Sarà però l’esuberante Lydia a ricevere da lui una proposta di matrimonio, e così la coppia partirà per l’India, per iniziare una nuova avventura: Tom ha infatti in mente di rilevare un hotel e gestirlo insieme a Lydia. Quando Harold, un medico amico di Tom, chiede a Esmie di sposarlo, dandole la possibilità di lavorare come infermiera in India, lei accetta. È sicura di riuscire a imparare ad amarlo con il tempo: il mondo è pieno, in fondo, di storie romantiche nate così. Mentre Esmie lotta con i suoi veri sentimenti per Tom e i pericoli quotidiani del suo lavoro, Lydia si rende conto che la vita mondana in India non è affatto elettrizzante come aveva sognato. Trascorre le giornate al Raj Hotel, recentemente acquistato, sentendo una grande nostalgia di casa. Quando il destino avverso si abbatterà su entrambe le coppie, Esmie dovrà affrontare una scelta difficile: comportarsi ancora una volta da amica fedele o rischiare tutto e seguire il cuore?

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Alla fine della guerra, Esmie torna in Scozia dopo aver prestato servizio come infermiera negli Scottish Women’s Hospitals sui fronti di Serbia e Russia. Si reca a Ebbsmouth – il luogo in cui è cresciuta – su invito della migliore amica Lydia Templeton per trascorrere un periodo di vacanza, ma ancora non immagina che quel viaggio cambierà il corso della sua vita.

L’esperienza del conflitto e la perdita del padre, il dottor James McBride, hanno reso Esmie più determinata che mai a seguire la propria vocazione di infermiera. Nulla può soddisfarla quanto il ruolo che ha assunto, nemmeno il caro David, uno dei tanti soldati periti durante la guerra che le aveva chiesto di sposarlo.

Eppure la guerra era finita, e lei era sopravvissuta, mentre bravi uomini come David Drummond non ci erano riusciti. Esmie sentì quel dolore così familiare riprendere a divorarla al pensiero del figlio dei Drummond.

«Vivi appieno la tua vita, cara Esmie» le aveva consigliato Isobel. «Sarà questo il modo in cui onorerai la memoria di David». Lei aveva promesso di farlo, e dentro di sé sperava che in questo modo sarebbe riuscita a espiare la colpa di aver abbandonato David.

Esmie è una donna schietta e sincera, non ama illudere il prossimo e per questo motivo ed è devastata dal senso di colpa perché non è riuscita a ingannare il giovane soldato − che aveva professato di amarla −, convinta di avergli inflitto questo dolore pochi giorni prima che morisse. La morte di David e di suo padre la spingono a chiudersi ancor più in se stessa, mostrandosi fredda e indifferente verso ogni emozione, ma dentro di sé è un vulcano prossimo a esplodere. Lei è ben diversa dall’esuberante Lydia che con i propri capricci e moine riesce a conquistare i cuori di tutti, persino quello del capitano Tom Lomax. Quest’ultimo ha combattuto sul fronte afgano e ha deciso di abbandonare la carriera militare per acquistare un hotel in India. Il suo unico desiderio è trasferirsi lontano dalla Scozia e dai ricordi di Mary, la defunta moglie, ma per affrontare questa nuova avventura e voltare in modo definitivo quella tragica pagina della sua vita, ha bisogno di una nuova compagna. Il suo interesse sembra concentrato sulla bellissima Lydia, eppure c’è qualcosa nella silenziosa e scostante Esmie che lo attrae e lo spinge ad aprirsi per la prima volta.

Per un attimo, i loro sguardi si incrociarono di nuovo. Esmie vide qualcosa nei suoi occhi – nostalgia, forse tristezza – ma poi lui riportò l’attenzione su Lydia.

Per un breve istante, nel cimitero, Esmie aveva sentito un legame tra loro, qualcosa che sembrava più di una semplice amicizia: una vicinanza data dall’esperienza comune di aver perduto un genitore amato durante l’infanzia. Ma c’era stato anche qualcos’altro, come una scintilla fisica che si era accesa, qualcosa che lei non doveva provare per l’uomo che la sua migliore amica desiderava sposare.

Tom ed Esmie avvertono un forte legame, però reprimono sul nascere i loro sentimenti e questo errore li condurrà all’altare con le persone sbagliate: Tom crede che Lydia sia la donna giusta per accompagnarlo nella sua nuova avventura in India, ma le difficoltà riscontrate una volta giunti a Rawalpindi dimostrano subito il contrario; Esmie, invece, trova in Harold Guthrie – medico e amico di Tom − un compagno gentile e leale che le permetterà di trasferirsi in India e dedicarsi ai malati. Quello con Harold, però, è un matrimonio “platonico” e la nostra protagonista deve fare i conti con desideri e pulsioni che è costretta a contenere. Harold non vuole avere figli, affermando che i pericoli della città di Taha e la missione all’ospedale in cui entrambi prestano servizio non permetterebbero di vivere serenamente la nascita di un bambino − in realtà c’è molto altro dietro questa decisione, ma non vi svelerò di più −, per cui a Esmie non rimane che osservare con nostalgia la famiglia che Tom e Lydia costruiscono.

A un certo punto, l’equilibrio dei coniugi Lomax si spezza a causa del carattere capriccioso di Lydia, mentre Tom deve affrontare un conflitto interiore per non cedere alla passione per Esmie e tenere in piedi il suo matrimonio, soprattutto per il bene del figlio Andrew.

«Vorrei poter tornare indietro nel tempo, tornare a quando eravamo seduti sulle mura della chiesa di ST. Ebba. E, se potessi farlo, ti chiederei di sposarmi». 

Rimpianto e rassegnazione sono i sentimenti con cui Tom ed Esmie sono costretti a convivere e per tutto il romanzo ho avvertito la continua angoscia della giovane eroina che, con coraggio, affronta le peggiori situazioni pur di aiutare Lydia, nonostante lei soffra per quell’amore impossibile.

Ho faticato invece ad affezionarmi a Tom: l’ho trovato troppo volubile e opportunista all’inizio, ma ammetto che il suo carattere è stato costruito alla perfezione e, proprio per il fatto che abbia suscitato in me simili reazioni, vuol dire che l’autrice ha fatto un ottimo lavoro.

Mi è piaciuta la parte storica, così come ho apprezzato la descrizione di Rawalpindi, di Taha, della guarnigione di Murri e della frontiera nordoccidentale; si evince infatti un’approfondita ricerca che ha reso più veritiera la vicenda narrata.

Nel complesso è un bel romanzo e, malgrado l’inizio un po’ lento, la seconda parte è piuttosto coinvolgente e intrigante.

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