Recensione: “IL GIORNO DELLE CICALE” di Sara Santinato – ed. Triskell Edizioni

Anna Lisa Manotti ha letto e recensito, per A libro aperto, I GIORNI DELLE CICALE di Sara Santinato, ed. Triskell Edizioni.

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: I giorni delle cicale
  • Autrice: Sara Santinato
  • ISBN EBOOK: 979-12-207-0082-5
  • ISBN CARTACEO: 979-12-207-0085-6
  • Genere: Contemporaneo
  • Prezzo Ebook: € 4,99
  • Prezzo cartaceo: € 12,00

Trama

A diciassette anni, un’intera estate scompare dalla mente di Brandon Parker. Senza un motivo apparente, cinque mesi della sua vita diventano all’improvviso un buco nero. Il tempo passa ma quei giorni non tornano più, e Brandon si arrende all’idea di averli perduti per sempre.

Sei anni dopo, Brandon incontra Ryan Ross, un ragazzo che non ha mai visto prima, dal quale si sente attratto come una calamita. Quella notte, per la prima volta sogna il passato e torna all’estate perduta: ricorda di avere già conosciuto Ryan, che tuttavia all’epoca aveva un altro cognome, Kendrick. Possibile che si tratti di due persone diverse?

Chi è veramente Ryan Ross? Ryan Kendrick è mai esistito? Cos’è accaduto nell’estate dimenticata? Brandon ha tutta l’intenzione di venire a capo della faccenda, anche a costo di farsi del male. Gli manca qualcosa per completare il puzzle, e quel tassello sembra essere proprio Ryan. Passato e presente si intrecciano in un limbo dove, tra realtà e immaginazione, si nascondono misteri che per troppi anni sono stati celati.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta.

“I giorni delle cicale” di Sara Santinato è un romance di genere M/M un po’ atipico, almeno rispetto alla mia esperienza. Giocato su due piani temporali, uno nel presente e uno sei anni prima, narra il re-incontro di Brandon e Ryan che sono stati insieme nell’estate dei loro diciassette anni prima che un’improvvisa amnesia fagocitasse cinque mesi della vita di Brandon. Va da sé che Brandon non ricorda nulla di Ryan e della loro storia e quando si ritrovano, in modo apparentemente fortuito, Brandon comincia a sognare di quell’estate perduta, ma Ryan nega categoricamente di averlo mai conosciuto prima e, del resto, non porta nemmeno il cognome del ragazzo che Brandon sogna ogni notte o quasi. Queste le premesse.

Ovviamente noi lettori sappiamo che il Ryan del presente è il Ryan del passato, ci sono anche un paio di frasi che lo fanno capire, ma non importa poi molto. Quel che importa, in questo caso, è seguire i processi mentali di Brandon e tutte le sue elucubrazioni, insicurezze e sofferenze. Il gioco che la Santinato mette in piedi regge abbastanza bene, le spiegazioni sono tutte ben studiate e la storyline Brandon-Ryan ben congegnata. La voce narrante in prima persona ci porta dritti nella testa del protagonista che non manca mai di metterci a parte di ogni suo pensiero con grande schiettezza. Brandon è un narratore preciso, anche se non sempre del tutto affidabile; non ci dice, per esempio, di aver cambiato idea su Ryan. Dapprima convinto che sia un’altra persona rispetto a quella dei suoi sogni, torna a credere che sia la medesima e ce lo fa sapere proprio Ryan in un dialogo. Non ho mai trovato narratori inaffidabili al di là dei gialli o dei thriller, ma è di certo una scelta funzionale a una trama che si basa in gran parte sul coinvolgimento del lettore. I protagonisti sono delineati e funzionano bene fra di loro, i non detti sono abbastanza, ma non troppi e la lettura scorre veloce perché, a dirla tutta, si ha una gran voglia di venire a capo del mistero che si cela dietro i due ragazzi.

Fin qui le note positive, ora passiamo a quelle dolenti.

Greg sembra davvero molto un “cattivo perché sì”. Lo conosciamo attraverso Brandon: il fratello maggiore, eroe del nostro eroe, è nei ricordi di Brandon un uomo affidabile e gentile. Di lui sappiamo che è emigrato improvvisamente in Francia a cavallo dell’amnesia del protagonista e non ha mai fatto ritorno in patria. Poi le carte in tavola cambieranno e scopriremo che ha fatto e sta facendo cose indicibili e, di almeno una, ci si arriva a chiedere “ma perché? A quale pro?”. Il rischio, alla fine, è di pensare che sia stato creato molto più malvagio del necessario e, quindi, di una malvagità un po’ senza un vero motivo; il che è un vero peccato.

La famiglia di Brandon è l’altro punto debole: la loro connivenza era essenziale ai fini della trama, ma la “conversione” del padre è troppo netta e affrettata. Una storia interamente incentrata su loro quattro sarebbe stata molto gustosa, un po’ alla Mary Higgins Clark dei tempi d’oro, per intenderci; averli messi come comprimari ha penalizzato molto questa parte che, alla fine, si rivela essere il cardine del romanzo.

“I giorni delle cicale” è in ogni caso un buon libro d’evasione, diverso dal solito e romantico il giusto.

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