Recensione: “NON ERA NIENTE” di Joy C. Madness

Esce oggi e la nostra Federica Cabras ci parla in anteprima di NON ERA NIENTE di Joy C. Madness. Buona lettura!

  • Titolo: NON ERA NIENTE
  • Autore: Joy C. Madness
  • Editore: Self Publishing
  • Genere: young adult/ sport romance
  • Autoconclusivo: sì
  • Data di uscita: 27 settembre 2021
  • Pagine: 274
  • Prezzo ebook: 1,99€ (per la prima settimana 0.99€)
  • Prezzo cartaceo: 10,30 €
  • Disponibile su Kinde Unlimited: sì

Trama

Verena Carinci ha 17 anni, ma è già stanca. Nata nella famiglia sbagliata, surclassata da vessazioni, cammina fiera e speranzosa verso il suo obiettivo: diventare una tatuatrice.
Frank Croce, ha un passato difficile alle spalle e ogni suo tentativo di dimenticare ha come sfondo il rumore del lago. È deciso a realizzare il suo grande sogno: vogare tutta la vita ascoltando il suono dei remi che accarezzano l’acqua. Cos’hanno in comune Verena e Frank? Niente, all’infuori di un singolo attimo. Ed è proprio quello a fare la differenza. Una punizione imposta, una festa e una scuola troppo piccola per evitarsi saranno lo scenario della collisione di due mondi solo apparentemente distanti.
«Non farlo.»
«Vere, io tornerò da te, sempre… »

Copia gentilmente fornita dall’autrice in cambio di una recensione onesta

Verena è chiusa in se stessa. Portatrice di una dolcezza fuori dal comune e di una sensibilità quasi arcaica, si nasconde dietro un aspetto dark per non dare in pasto alla folla i suoi veri sentimenti. Del resto, sta per compiere diciotto anni. Oh, che meravigliosa età! Meravigliosa e pericolosa, mi verrebbe da dire. Quante paure, quante insicurezze, quanti dubbi. Verena è l’emblema dei diciottenni un po’ fragili e un po’ forti, di oggi come di ieri – ci sono cose che non cambiano.

Qualcosa le ha spezzato il cuore e lei, incapace di metabolizzarlo, si è messa in lutto. Nera, come la sua anima ferita. Spezzata, dilaniata.

Francesco Franco è determinato, umile, deciso. Be’, quali possibilità aveva se non quella di fortificarsi? La vita non ha sempre servito un piatto dolce, al povero diciassettenne. No, spesso Frank – così lo chiamano i suoi amici – ha dovuto soffrire. Patire. Mandar giù bocconi amari.

Ci sono cose che i ragazzini non dovrebbero affrontare. Ci sono cose dalle quali andrebbero protetti. Ci sono cose che non dovrebbero intaccare in alcun modo la fiera serenità di un bambino poi diventato uomo. Frank ha molto a cui pensare, ma – contrariamente a ciò che spesso capita – si è dato una mossa, impegnandosi a fare sempre meglio.

Frank e Verena si conoscono mentre fanno canottaggio. O meglio, si interessano l’uno all’altro in questo modo.

È lì che iniziano a guardarsi, i due ragazzini quasi adulti, con quei corpi che sbocciano e gli occhi belli di chi ha ancora tutto da vedere. Con la paura dei primi passi e con l’ardore delle prime volte. La prima volta che si sfiorano le mani, dolcemente; la prima volta che si perdono, occhi negli occhi; la prima volta che capiscono che ci sono persone, nel mondo, capaci di entrare dentro di te e starci.

Per sempre? Be’, non si sa, dovrete leggerlo per scoprirlo. In modo intenso? Per quanto riguarda questo, posso dire di sì.

Dire che ho apprezzato questo romanzo è poco.

Molti sono i libri che negli ultimi anni, sulla scia di Tre metri sopra il cielo, hanno deciso di raccontare il mondo dei ragazzi, delle prime volte, dei primi sguardi d’amore, delle prime decisioni prese per follia. Sì, è uno dei periodi più romantici, questo. Non si è grandi, ma non si è piccoli e, nel ventre, nascono sensazioni che non si proveranno mai più. È magico, è vero, ma è anche un momento colmo di paure, di fraintendimenti, di pianti e di struggimenti. Eh, trovatemi un sedici-diciassettenne equilibrato, perfettamente padrone di se stesso, e vi farò un bonifico. La giovinezza… quel magico apostrofo prima di essere ufficialmente maturi. È il momento di esporsi, di prendere la strada sbagliata, di perdere treni per scoprire che quello giusto deve ancora arrivare. È il momento di sbattere la testa. Di innamorarsi perdutamente e di farsela passare. Di uscire sotto la pioggia a ballare.

Cosa ho amato di questo testo?

Be’, Joy Clare Madness aveva già dimostrato, con il suo testo precedente, di avere una penna magnifica, qui si mette in gioco e ci dona una storia bellissima, ricca di emozione, mai banale ed estremamente emozionante. Mi ha teletrasportata in un mondo che, da brava vecchia bacucca trentenne quale sono, avevo quasi dimenticato, facendomi riassaporare le emozioni di allora, tra primi baci e litigi tra i banchi di scuola.

Promosso a pieni voti, grande Joy!

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