Recensione: “UN RAGAZZO PER NATALE” di Jay Northcote

Anna Lisa Manotti ha letto, per A libro aperto, UN RAGAZZO PER NATALE di Jay Northcote.

TITOLO: Un ragazzo per Natale
TITOLO ORIGINALE: A boyfriend for Christmas
AUTORE: Jay Northcote
TRADUZIONE: Sara Linda Benatti
SERIE: Stand Alone
FORMATO: E-book
DATA DI USCITA: 10 novembre 2021

Trama

Innocente, adorabile e non dichiarato, Archie Arandale vorrebbe tanto avere qualcuno di speciale nella sua vita. Una festa di Natale organizzata dalla sua compagnia di gestione patrimoniale è l’ultimo posto dove si aspetta di incontrare l’uomo dei suoi sogni.

Con il giubbotto di pelle, i tatuaggi e i piercing, Cal Turner fa voltare tutte le teste nel momento stesso in cui entra. Decisamente non è in cerca di un ragazzo, ma il fascino esitante di Archie cattura la sua attenzione, e sgattaiolare via durante la festa per divertirsi un po’ non fa che rendere ancora più interessante una serata noiosa.

Dopo il loro sfrenato ed elettrizzante incontro, Archie è impaziente di fare nuove esperienze, e Cal è ben felice di accontentarlo. Il bisogno di segretezza implica che può essere soltanto una scappatella occasionale; eppure, man mano che passano del tempo assieme, avvicinandosi al Natale, i loro sentimenti si fanno più intensi di quanto entrambi avessero preventivato. Come farà Archie a trovare il coraggio per dire alla sua famiglia di Cal, quando Cal è il completo opposto della “brava ragazza” in cui speravano?

“Un ragazzo per Natale” è l’infelice titolo di un felice romanzo di Jay Northcote. Ho scoperto questo autore grazie a una vecchia recensione di Laura Baldo e non mi ha deluso neanche questa volta.

L’argomento di per sé pesante, un giovane che non riesce a fare coming out, è reso in maniera leggera per conformarsi all’atmosfera festosa del Natale senza per questo cadere nel banale.

Archibald Arandale è un giovane della Bristol benestante tutto preso a compiacere i suoi perché teme che deludendoli lo caccerebbero dalle loro vite. Si finge eterosessuale, finge di avere fidanzate che non ha, finge che gli piaccia lavorare per il padre, finge di essere conservatore anche se vota laburista. Archie è un giovane pacato, timido e con una gran voglia di tenere tutti tranquilli.

Callum Turner è un tatuatore della Bristol operaia che ha fatto un bel colpo alla lotteria, ora ha una casa in proprietà, ha sistemato la madre, si è comprato la moto, ha dei soldi da parte che ha investito, fa tantissima beneficenza per non sentirsi in colpa. Cal è un giovane rumoroso, con una presenza molto forte, una personalità decisa e una buona dose di irriverenza e menefreghismo. Due più diversi non si possono immaginare, ma se Archie è attratto dalla capacità di Cal di vivere la propria vita come crede, Cal è attratto da quel ragazzo introverso che ha una gran paura di perdere tutto.

Entrambi prendono la loro frequentazione con le pinze: uno perché inesperto, l’altro perché non crede poi così tanto nei legami.

Ovviamente le cose si complicheranno presto.

Il nocciolo del romanzo è il lento percorso che Archie compie per venire a patti con se stesso e con il fatto che nascondersi dietro una realtà fatta di finzione lo lascerà sempre più solo. A fare da contraltare c’è Cal impegnato a capire che non tutti hanno avuto la fortuna di avere una madre che lo ha supportato sempre e comunque.

Archie e Cal si supportano sempre: anche quando non si capiscono o litigano il sostegno reciproco non viene mai meno, magari Cal lo urla più che dirlo, ma c’è. Si fidano sempre uno dell’altro poggiandosi più sui loro sentimenti che sulle loro paure. Sbagliano e chiedono scusa. Cal e Archie non si dicono mai di amarsi, prima perché sarebbe troppo presto e neanche dopo quando il tempo potrebbe anche essere maturo, eppure si capisce senza che lo pronuncino mai.

Northcote ha uno stile leggero, mette le parole dove servono e non ne usa mai una in più o una in meno. I suoi testi non sono mai lunghissimi, ma sono densi. I discorsi indiretti, i pensieri, le descrizioni sono tutti funzionali alla storia. Come nell’altro suo lavoro che ho letto i personaggi secondari sono poco più che comparse eppure hanno il loro spessore: la famiglia conservatrice di Archie, amabilmente soprannominata Arastronzel da un amico di Cal, il suddetto amico un uomo pratico di poche pretese e grande sostanza, e la madre di Cal, una donna sopra le righe con un gran cuore e un’ancor più grande disponibilità.

Ognuno, nelle sue poche battute, riesce a emergere dallo sfondo senza essere un pezzo di carta parlante.

Il finale è molto ottimistico, ma per un romanzo che esce sotto Natale va benissimo, persino per me che sono un po’ Grinch.

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