Recensione: “FIDATI DI ME” di T. A. McKay – ed. Quixote Edizioni

Anna Lisa Manotti condivide, con A libro aperto, la sua ultima lettura: FIDATI DI ME di T. A. McKay.

  • Titolo: FIDATI DI ME
  • Autore: T. A. McKay
  • Editore: Quixote Edizioni
  • Data pubblicazione: 1 novembre
  • Pagine: 327

Trama

Trey Colby ha trascorso la vita a innamorarsi, soltanto per donare il cuore a persone che non lo meritavano, lasciandolo distrutto e abbandonandolo dopo aver trovato qualcun altro. Tuttavia, le cose sarebbero cambiate… questa volta è determinato ad avere un cuore di ghiaccio. Se non concederà la sua fiducia a nessuno, allora nessuno potrà ferirlo. È il modo più semplice, l’unico per continuare a vivere. E funziona… finché non incontra l’uomo che metterà alla prova tutti i suoi limiti.
La danza è sempre stata uno dei grandi amori di Roman Knox, anche se non avrebbe mai immaginato di ballare su un palo in un club pieno di uomini… gente che vede il suo corpo, ma non lui. Trascorre le sue giornate a passare inosservato, e va bene così. Non vuole essere notato… finché una notte non cambia tutto. L’unico uomo su cui abbia mai fantasticato, l’unico uomo che non dovrebbe desiderare, lo sta guardando mentre balla, e per la prima volta vuole essere notato.
Quando due mondi diversi entrano in collisione, è possibile mantenere i segreti? Quando la verità viene a galla, si può convincere una persona che si rifiuta di fidarsi di essere l’uomo della sua vita? Roman vuole soltanto dimostrare a Trey che sono destinati a stare insieme, che può dargli tutto ciò di cui ha bisogno… eppure, quando una tragedia li travolge, Trey riuscirà a fidarsi di lui, permettendogli di dargli il sostegno di cui ha bisogno? Riuscirà a cedere il controllo che riesce a malapena a mantenere? Riuscirà a impedire al passato di distruggergli il futuro?

“Fidati di me” di T.A. McKay è il secondo libro della serie “Hard to love”, ma si può leggere anche come standalone.

I protagonisti sono Trey, un avvocato di successo, e Roman un paralegale che lavora nel suo stesso studio.

Trey non sa nemmeno chi sia Roman, non lo riconosce nemmeno quando lo vede ballare sul palco di un night sotto un nome d’arte. Roman invece sa benissimo chi è, perché da mesi gli muore dietro. Questo è il la di una delle storie d’amore più travagliate che abbia mai letto ultimamente. Roman e Trey si prendono e si mollano in continuazione, molto spesso perché sono pessimi nel comunicare: fra di loro parlano poco e si fidano ancor meno, saltano alle conclusioni incasinandosi la vita a vicenda.

Soprattutto Trey ha problemi in questo senso e dubita della lealtà di Roman talmente tante volte che se uno così fosse capitato a me lo avrei preso a pugni a costo di prenderle io.

Non c’è niente che Roman possa dire o fare: Trey pensa sempre il peggio. Posto che il nostro ha i suoi buoni motivi quando questo atteggiamento perdura ben oltre la metà del romanzo si inizia a temere che l’evoluzione del personaggio sia un po’ bloccata. Un episodio in particolare mi ha lasciato un po’ stupita: verso la fine del romanzo Trey sembra pronto, per un nonnulla, a mandare per aria tutto senza fermarsi a chiedere o pensare.

Questo, temo, potrebbe fare capo a una certa idea di romanticismo che presuppone che il tormento di uno dei due soggetti coinvolti, il suo essere ferito, il suo bisogno di essere curato sia un’ideale d’amore da perseguire.

Ora, ovvio che i propri compagni/e vanno aiutati, ma se si sfiora il patologico dei paletti non sarebbero poi così male.

Trey non è problematico quanto quel pazzo furioso di Christian Grey, ma non è nemmeno uno che si fa aiutare o che cerca di non ricadere negli stessi errori e per quanto io non ritenga che la narrativa o la letteratura debbano avere finalità educative non sono una fan dell’amore morboso spacciato come ideale romantico.

Il rapporto fra i protagonisti è spesso sbilanciato in favore di Trey, mentre Roman lo insegue cercando di aiutarlo senza riuscirci e quando il primo promette al secondo che cambierà cosa succede? Che salta di nuovo alle conclusioni e Roman lo deve rincorrere di nuovo (stavolta per solo poche righe).

Benché la storia sia godibile e leggera l’ho trovata superficiale per i temi che tocca: la scarsa fiducia nel prossimo, le relazioni capo-dipendente (che in America sono materia da molestie e su cui si sono spese milioni di leggi più o meno ben scritte), la perdita della famiglia, la possibile morte di un familiare prossimo.

Soprattutto non ho apprezzato il fatto che Trey rimanga un po’ uguale a se stesso fino alla fine.

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