Recensione: “REQUIEM D’INVERNO #1” di Krisha Skies – ed. Words Edizioni

È con molto entusiasmo che Enrico Pedace ci presenta REQUIEM D’INVERNO di Krisha Skies, ed. Words Edizioni. Vi consiglio vivamente di proseguire la lettura della recensione.

  • TITOLO: Requiem d’Inverno #1
  • AUTORE: Krisha Skies
  • EDITORE: Words Edizioni
  • GENERE: Fantasy (romance/dark/mito di Ade)
  • FORMATO: Ebook (2,99 in offerta lancio a 2,69) – Cartaceo (15,90)
  • RELEASE DATE: 15.11.2021
  • DISPONIBILE SU AMAZON E CON KINDLE UNLIMITED
  • A BREVE IN TUTTE LE LIBRERIE

Trama

Lei è un Obolo, il migliore di tutti.

Lui è il dio degli Inferi.

Amore e Morte sono pronti a fondersi.

Lenora ha tutto ciò che potrebbe desiderare: è giovane, bella, ricca, anche se sprovvista di titolo nobiliare. Eppure, la sua vita non è come quella delle altre fanciulle dell’alta società della Repubblica. Il profumo inebriante dei narcisi, le maschere di pizzo, i raffinati balli aristocratici nascondono misteri legati alla morte e alla sorte dell’anima. Misteri noti solo a quelle come lei: gli Oboli, donne nate con il dono di poter aprire varchi tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In una società in cui il denaro può comprare un posto nei Campi Fioriti dell’oltretomba, dietro lauti compensi Lenora presta i suoi servigi a facoltosi borghesi e a influenti aristocratici, protetta dall’irruente fratello maggiore Julian e desiderata dal perverso Duca di Burdak. Durante una delle traversate oltre la soglia dell’Ade, però, qualcosa sembra andare storto: la giovane incappa nel sovrano dell’oltretomba, l’affascinante e pericoloso Sommo Giudice Acheron. Ma cosa lega Lenora e Acheron? E quando lei ne implorerà l’aiuto, cosa pretenderà in cambio il dio dei morti? 

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Il romanzo di cui sto per parlarvi è non è una semplice storia da leggere a proprio piacimento quando si vuole o quando si ha tempo. Assolutamente no.

“Requiem d’Inverno” è un romanzo con un immenso potere attrattivo, dotato di un’anima profonda e affascinante, pronta ad abbracciarvi fin dal primo momento in cui poserete gli occhi sulla prima pagina. Da quel momento avrete permesso che sua intrigante magia rapisca la vostra attenzione e difficilmente riuscirete a separarvi dalle sue alchemiche pagine, mentre l’ingordigia di scoprire sempre di più si impadronirà della vostra mente.

Krisha Skies è l’autrice di questa storia ricca di fascino, magia e lati oscuri. Un’autrice che non conoscevo, ma ho avuto la fortuna e il piacere di rimediare scoprendo questa sua perla letteraria.

Frutto di un lavoro certosino e meticolosamente rivestito di perfezione, Requiem d’Inverno è un romanzo che affonda le sue radici nel genere fantasy, adornandosi di un’intrigante mantello dark dalle scintillanti sfumature di un horror soft e leggero.

“La mano che fino a un attimo prima infiammava i miei sensi scende sotto il seno e, in un movimento repentino, perfora la cassa toracica. La sento affondare nella carne, avvolgermi le dita intorno al cuore pulsante e renderlo, in un attimo, silenzioso e immobile. Eppure non provo dolore. Avverto solo un languore dolce e struggente e un gelo che addormenta ogni fibra del mio corpo”

Partendo da queste premesse, Krisha ha creato un mondo parallelo a quello che siamo abituati a conoscere, contrapponendolo a una dimensione oscura, ma allo stesso tempo ammaliante. Una dimensione che forse esiste solo nella nostra immaginazione, o che forse è più reale di quanto possiamo immaginare, ma che da sempre nutre il nostro immaginario di fascino, seduzione e impellente di desiderio di scoperta. Il regno degli Inferi.

Ma partiamo dal punto in cui ogni storia ha origine: dal principio.

La nostra lungimirante autrice si lascia ispirare da una meraviglia della mitologia greca, di cui io sono profondamente innamorato, e dei suoi due protagonisti: la leggenda di Ade e Persefone.

Se nel culto greco trovavamo Ade dio degli inferi e Persefone dea figlia di Zeus e Demetra, in Requiem d’Inverno troviamo i due protagonisti: Acheron, Sommo Giudice e Signore dell’Ade, il regno degli Inferi, e Lenora, giovane donna a cui il destino ha riservato un’esistenza semplice, ma contornata di eventi che hanno leso quella serenità di cui una bambina dovrebbe giovare. Figlia di un padre violento e alcolizzato ha trascorso la sua infanzia a subire i danni che l’alcool, la frustrazione e l’adulterio si riversavano sulla coscienza di quel padre orco, fino al giorno in cui precocemente ha lasciato il mondo dei vivi. Ma il fato, talvolta, sembra non accontentarsi e avidamente continua a dilaniare la coscienza di questa giovane e pura fanciulla, strappandole la sorella minore in un brutto incidente, proprio durante una discussione che Lenora stava tenendo, animatamente, con il fratello maggiore Julian.

La nostra autrice, quindi, non vuole essere ripetitiva e con grande maestria crea una vicenda in cui riversa eleganza, originalità e una meravigliosa ricerca della perfezione nel comunicare ogni singola emozione e sensazione, senza mai essere pedante. Con delicatezza lambisce la leggenda delle due figure mitologiche catturandone solo la magia, al fine di scoprire davanti agli occhi di chi legge, ciò che può rendere meschino, subdolo e privo di qualsiasi etica morale un individuo: il potere.

Ci troviamo in un’epoca non precisata della nostra storia, che potrebbe tranquillamente essere inserita in un arco temporale del medioevo. In questo periodo storico, per un volere “divino”, alcune ragazze prescelte sono dotate di un potere molto particolare e prezioso, la capacità di risvegliare un corpo privo di vita, in cui l’anima vi viene sigillata con abili pratiche chirurgiche, per un breve arco di tempo, ovvero, il periodo necessario a compiere i pochi passi che porteranno quell’anima nel mondo dei morti.

Le ragazze prescelte accompagnano le anime dei defunti, con tutto il corpo, attraverso un arco generato dalle loro mani, di cui si cosparge del fiore simbolo del loro dono, ognuno diverso dall’altro. Per mezzo di quell’arco, in base alla vita condotta dal defunto, si andrà nei Campi Fioriti per la serenità eterna, oppure nella Landa del Peccato per l’espiazione eterna. Tali ragazze fanno parte di una corporazione, la “Sororitas” e il loro ruolo viene riconosciuto con l’appellativo di Obolo, proprio come l’antica moneta greca e celeberrimo lasciapassare che chiedeva il terribile Caronte alle anime dei defunti, per traghettarli nel regno degli Inferi. Un riferimento che ho apprezzato molto e che aggiunge ancora più fascino alla storia, facendo emergere la spiccata voglia di osare da parte di Krisha immergendosi nella creazione del suo mondo fantastico.

Tra gli Oboli della “Sororitas”, c’è ovviamente Lenora, il cui dono viene riconosciuto con la creazione, dalle sue mani, di un arco di narcisi, i profumatissimi fiori che inebriano l’aria dei Campi Fioriti dell’Ade.

Il compito degli Oboli, però, per quanto possa apparire affascinante e ricco di meraviglia, si presenta carico di complessità e rischi. Per prima cosa un Obolo deve avere una forza interiore molto forte al fine di poter controllare l’anima del defunto per tutta la traversata, poiché tenterà di lasciare quel corpo e vagare libera senza meta; una volta giunti nell’Ade si troveranno di fronte a uno dei giudici che prenderanno in carico l’anima, ma soltanto dopo aver riscosso il “tributo” che spetta a loro, ovvero una parte del soffio vitale che alimenta il dono della ragazze prescelte e solo se il giudice reputerà quel soffio sufficiente prenderà in carico l’anima.

“Sento il respiro assottigliarsi, fin quasi ad assopirsi. Il modo in cui quel giudice ha pronunciato tali parole… mi riempie di terrore”

Per questi motivi, i Campi Fioriti sono una meta ambita e molto costosa che non tutti possono permettersi e che, contemporaneamente, non tutti vogliono intraprendere. Una scelta contraddittoria che avrebbe messo in crisi l’intera narrazione, ma l’autrice ha saputo creare risposte più che eccellenti per ognuna di queste criticità rendendo sempre più avvincente e allo stesso tempo misteriosamente ammaliante la storia.

Ma arriviamo al punto clou del romanzo. Lenora non è un Obolo come tutti gli altri. Lei ha qualcosa in più, un qualcosa che la lega al mondo degli Inferi e che per quanto lei si oppone, ci sarà sempre un evento che scardinerà il suo muro di resistenza per aprire il varco speciale a lei riservato. Ciò che alimenta questa profezia risiede nella nascita del suo dono che, per un motivo ancora sconosciuto e innato, ha deciso di assegnare alla sua capacità magica il fiore che alimenta il potere di Acheron il Sommo Giudice, il narciso. Ma per quale misterioso motivo la vita di Lenora è legata al potere immenso e spaventoso di Acheron?

“Il calore della tua pelle può sciogliere il ghiaccio che imprigiona la mia: non allontanarti da me. Il battito del tuo cuore spezza le catene che mi straziano il petto: appartienimi!”

Per trovare una risposta a questa domanda dovrete leggere il romanzo di Krisha Skies, edito da Words Edizioni.

Ci sono moltissime altre cose che vorrei dire, ma rischierei di dilungarmi troppo e soprattutto di spoilerare. Il romanzo ha una struttura sbalorditivamente complessa, ricca di particolari impressionanti e di personaggi che caratterizzano la storia e ogni singolo capitolo. A dispetto di quanto si possa pensare, sulla base di questa mia affermazione, la lettura è estremamente scorrevole. Con uno stile elegante, a tratti filosofico e particolarmente fedele all’epoca di ambientazione, si legge con una piacevole facilità. Per quanto si identifichi come un romanzo Dark Fantasy con lievi sfumature horror, credo fermamente che abbia tutte le carte in regola per ricoprire un posto importante nell’Olimpo dei Classici, perché è un libro non solo fantastico e che cavalca vicende surreali, ma perché si carica anche di temi delicatissimi, come il potere dell’uomo medievale che sfocia nell’egoismo e nella violenza nei confronti di colei che è “soltanto” una donna priva di cultura e conoscenza politica, sociale e culturale; e come la nascita di un sentimento incestuoso in seguito a un trauma forte e crudele pari alla violenza da parte di un genitore privo di sensibilità e con la mente offuscata dall’alcol, dal gioco e dall’attrazione per i luoghi che un tempo venivano denominati bordelli.

Ma il tema centrale del romanzo è sempre e solo uno: la ricerca continua del potere e tutto ciò che si è capaci a compiere per custodire tra le mani l’immensa e seducente forza che esso irradia. Che sia un umano o una creatura oltremondana, un uomo o una donna, un nobile o un aristocratico, il potere, nel momento in cui raggiunge il cuore di una di queste figure, annebbia completamente la sua coscienza, inducendoli ad assumere atteggiamenti che portano con sé doppi fini utili al solo scopo di preservare quella fetta preziosissima di potere.

Un romanzo che è sicuramente di grande impatto, dotato di grande fascino, ma estremamente particolare e delicato. Un romanzo che con la sua intrigante bellezza letteraria potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno, qualcuno che potrebbe intravedere una vena di blasfemia o una dose di immoralità. Un romanzo, quindi, che mi ha colpito profondamente e che inserisco tra le letture più belle che ho affrontato fino a oggi, ma allo stesso tempo, penso sia un romanzo che debba evitare chi è fedelissimo a determinate scelte interiori.

Complimenti infiniti all’autrice e mi aspetto di leggere ancora di Acheron e Lenora.

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