Recensione: “GRAZIA E DESTINO” di Jennifer L. Armentrout – ed. HarperCollins

Termina, con GRAZIA E DESTINO, la serie “The Harbinger” di Jennifer L. Armentrout, ed. HarperCollins. Anna Lisa Manotti ce ne parla con dovizia di particolari, senza dimenticare i precedenti volumi.

Trama

TUTTE LE MAGIE POSSONO ESSERE USATE PER COSE GRANDI E COSE TERRIBILI

Trinity Marrow ha perso la battaglia e il suo amato Difensore. E adesso, anche se al suo fianco si sono schierati sia i Guardiani che i demoni, potrebbe perdere la guerra contro il Messaggero. Riportare Lucifero sulla Terra per combattere contro quell’entità malvagia è probabilmente una pessima idea, ma non ci sono alternative… e l’ultimo Angelo Caduto rimasto è anche l’unico che con il suo immenso potere potrebbe forse ribaltare un risultato che appare ormai scontato. Così, mentre Trin e Zayne forgiano un nuovo e ancor più pericoloso legame, Lucifero scatena l’inferno sulla terra e all’orizzonte si profila minacciosa l’apocalisse. Il mondo è sull’orlo del baratro, la fine è vicina, e ormai rimane una sola certezza: che le forze del Bene vincano o perdano, nulla sarà mai più lo stesso.

Passione, tradimento, inganni mortali… la trilogia The Harbinger si conclude con un romanzo animato da personaggi indimenticabili e colpi di scena imprevedibili, con un finale agrodolce che rimarrà nel cuore dei lettori.

Questo ebook contiene un estratto di Sangue e cenere, il nuovo attesissimo titolo della serie Blood and Ash.

“Grazia e destino” sancisce la fine della serie Harbinger iniziata da Jennifer Armentrout nel febbraio del 2020, data della pubblicazione del primo volume in Italia.

Nata come spin-off della serie Dark Elements, terminata nel 2016, questa trilogia prende l’avvio dal personaggio di Zayne, il Guardiano già comprimario nella serie madre, e da Trinity Marrow una giovane nephilim.

Trinity preferisce essere chiamata con la più corretta espressione di “Autentica” ed è nata dall’unione fra l’Arcangelo Michele e un’umana.

Da “Fallen” in poi la narrativa YA si è riempita di angeli e simili, con risultati altalenanti e la tv non è stata da meno. Più o meno nello stesso periodo in cui venivano pubblicati i romanzi di Lauren Kate sul piccolo schermo faceva irruzione il personaggio di Castiel, l’angelo più amato fra i fan di Supernatural.

Questa serie ricorre spesso nei romanzi della Armentrout, per esempio nelle saghe Covenant e Titan e, del resto, la Armentrout non è parca di riferimenti pop nei suoi dialoghi.

Alla fine del secondo romanzo, “Rabbia e rovina”, avevamo lasciato Trinity a piangere la morte di Zayne che appariva di nuovo nelle ultime righe munito di ali angeliche e, ricordo, che posai il libro con un enorme senso di frustrazione.

“Grazia e destino” riprende da qui. Zayne è Caduto e tornato, l’Arcangelo Gabriele è più psicopatico che mai e Lucifero sta tornando sulla Terra.

I romanzi della Armentrout, per quanto leggeri, non deludono mai. I dialoghi sono spumeggianti, lo stile è discorsivo, i suoi personaggi non si prendono mai sul serio, hanno tutti un buon senso dell’umorismo e molti di essi si muovono lungo i toni del grigio della morale comune.

Nessun bianco o nero, ma tinte sfumate dove distinguere il bene dal male è spesso difficile.

“Grazia e destino” ha un avvio lento e si sente l’assenza di Layla e Roth che compaiono dopo la metà. Forse, però, questa scelta non è davvero infelice perché ogni volta che quei due sono sulla pagina rubano l’attenzione da Trinity e Zayne, almeno la mia.

L’amore che lega i nostri è molto più lineare e privo di conflitti di quello che c’è fra Roth e Layla e, per questo, meno avvincente. Zayne finisce la serie così come l’ha cominciata: al netto del suo cinismo e della sua sopravvenuta avversione per le regole è un ragazzo buono e onesto, che non ferisce mai con l’intento di far del male davvero ed è ben lungi dal goderne. Persino in questo terzo capitolo, dove potrebbe avere delle buone basi per essere meno umano, non lo è. Trinity è più simile a Layla, ma è molto più forte di lei. La retinite pigmentosa (malattia che purtroppo è anche dell’autrice) la costringe a fare i conti con una vita che non è quella che lei voleva. Trinity rifiuta di essere un peso, rifiuta di riconoscere i pericoli e i limiti ed è solo in questo libro che, finalmente, fa pace con sé stessa. Una possibile vita di cecità non significa essere disabile o un peso per il prossimo.

Avrete notato che ho parlato poco della trama in sé perché non c’è molto da dire: gli eventi vanno come devono andare. Arriverà la resa dei conti con Gabriele, Lucifero farà la sua parte e la storia, in qualche modo, arriverà alla fine. L’Armentrout non aggiunge niente nel panorama dell’angelologia narrativa: Dio è il padre assente, Lucifero è il figlio incompreso, gli uomini sono i figli minori che alcuni angeli detestano. Tutto questo, però, funziona. Chissene importa se Gabriele morirà o no quando possiamo finalmente vedere Michele nelle vesti di padre, o quando percepiamo la disperata umanità di Gabriele che, spogliato di tutti i suoi piani, fa quasi pietà.

Come ho detto, il bianco e il nero non esistono.

Una richiesta all’Harper, recuperate lo spin-off “Origin”, credo che molti lettori attendano il seguito e Giunti non sembra intenzionata a procedere. Tanto per rimanere nelle zone grigie. 

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