Recensione: “L’AQUILA E MAJA” di Pitti Duchamp – ed. Mondadori, collana I Romanzi

La mia prima lettura di dicembre, dei Romanzi Mondadori, è L’AQUILA E MAJA di Pitti Duchamp. Questo romanzo inaugura anche la collaborazione tra l’autrice e la CE e sono convinta che tutti i lettori ne saranno entusiasti se questa è la premessa. Buona lettura!

  • Titolo: L’AQUILA E MAJA
  • Autore: Pitti Duchamp
  • Editore: Mondadori, collana I Romanzi
  • Genere: historical romance
  • Data di pubblicazione: 4 dicembre 2021
  • Pagine: 330

Trama

Lei gli insegnerà a volare
nei cieli dell’amore

Il barone Umberto Riccardi, spericolato pilota di aerei, aspetta che l’Italia entri nel pieno della Grande Guerra: non vede l’ora di sfidare la morte alla guida del suo velocissimo biplano. Alba è una sarta talentuosa. Sedotta dal barone, cede al piacere sublime della trasgressione. Ma lui ha in mente solo la gloria e non c’è spazio per nient’altro nella sua vita. Sarà la guerra a far incrociare nuovamente i loro destini. Umberto ritroverà Alba, impavida e bellissima, con la divisa della Croce Rossa, e scoprirà che per lui la vera battaglia non è contro il nemico austriaco, bensì contro un passato che non smette di tormentarlo. Basterà la passione a unire i loro cuori coraggiosi?

Note: L’AQUILA E MAJA è il romanzo con cui l’autrice italiana Pitti Duchamp esordisce nella collana I Romanzi.

Ambientazione: Italia, 1915-18

Un romanzo meraviglioso, e dopo queste parole potete chiudere la recensione e – se vi fidate del mio consiglio – andare a prendere L’Aquila e Maja. Eppure io sono tenace come Umberto, testarda come Alba e innamorata di questo libro come lo sono i protagonisti, persi l’uno per l’altra. Gli obiettivi si devono raggiungere, i sogni in qualche modo realizzare… e voglio mostrarvi, a parole mie, come hanno fatto i nostri eroi.

Alba è un’anonima sartina d’Oltrarno, oltre a un’oggettiva bellezza non può ostentar altro. Sfruttata da una madre senza cuore, la ragazza fa una scelta azzardata che in un certo qual modo la fa incontrare con il barone Riccardi.

Con il pollice, lui riuscì ad arrivare alle labbra e carezzarle. Leggero come una piuma, delicato come le ali ricamate di una farfalla. Alba chiuse gli occhi, indugiò un secondo in quella carezza. “Solo un attimo, è così piacevole” pensò senza accorgersene. Poi si ricordò che avrebbe dovuto fare resistenza, almeno per orgoglio, e provò a contrastare la prepotenza con cui la stava attirando a sé. — Sentiamo di cosa sai — le sussurrò sulla bocca.

A dir la verità, Umberto nutre immediatamente un’ossessione fuori del comune per la ragazza: deve farla sua e non si pone troppi scrupoli. Eppure non si spiega perché è infastidito nel vederla a braccetto con un altro.

D’altro canto Alba non è affatto indifferente a quell’uomo dal carisma molto particolare; è bello nel portamento ed è scolpito come si pensa sia un militare, ma il viso ha un particolare che lo rende “temibile”. La loro è passione pura… e trasgressione. La sartina accetta regali e compromessi, ma essere “schiaffeggiata” nella dignità, questo no! Il dolore fisico passa, ma quello dell’anima no. Il cuore, tuttavia, non dimentica i battiti che solo la presenza di Umberto gli fa scandire. Alba necessita di una via di fuga e Margherita le offre una speranza: il volontariato nella Croce Rossa. Ma anche qui le origini umili della ragazza sembrano relegarla a ruoli in cui non riesce a sentirsi utile, ma avrà modo – in un’urgenza che le è molto a cuore –, di riscattarsi agli occhi di tutti. Una vera eroina per colleghe e dottori, soprattutto per l’affascinante dottor Basso.

E Umberto? Lui, dopo averla vista un giorno per caso, riprende il suo obiettivo di conquista. Alba continua a traballare tra il bisogno fisico di averlo tutto per sé e il dolore che non si spegne, neanche a distanza di tanto tempo. Potremmo definire il loro rapporto un tira e molla, sì! Ma cosa ha generato tutto ciò, solo i dubbi di Alba? No, anche Umberto è confuso: prima di tutto deve solleticare, nutrire il proprio ego. Non c’è decisione che non prescinda da se stesso. Non è una forma di egoismo ma un modo per scacciare i fantasmi… in volo, l’Aquila di Firenze, sfida la morte e a letto sfida Alba e la propria resistenza a non cedere all’amore, a un paio di meravigliosi occhi viola.

Nell’indecisione dei due s’infila la nemica più infida, la morte. Umberto ripercorre tutta la sua vita scavando a fondo nei propri sentimenti e arriva a una conclusione (che non vi posso dire!)… che non incontra – momentaneamente – il favore di Alba.

Eccoci qui, dove tutto sembra perso, il cuore trema, palpita perché pensa che l’autrice sia impazzita e che all’incommensurabile dolore se ne assommi un altro. Poi, pensandoci, un amore così grande può rimanere insoddisfatto?

È tempo di darvi tutte le spiegazioni anche se “Maja” è il primo dilemma. Da cosa deriva questo “nomignolo”? Non voglio togliervi il gusto, piuttosto dirvi che lo scoprirete già nelle prime pagine in cui sarete già incollati. Poi il romanzo corre e ci si domanda veramente: perché? La risposta arriva immediata, sicuramente c’è molto altro da dire, e non mi sono sbagliata. Il romanzo deve ancora decollare seppur i due protagonisti si sono già amati. Si perdono, lei non è più una sartina e lui torna a ciò che sa far meglio: volare. Il barone/sergente si ritrova nel bel mezzo del primo confitto Mondiale e Alba sarà in prima fila (non subito!) tra i soccorsi. Se fin qui vi siete innamorati dei personaggi, ora è tempo di estasiarvi tra le vicende storiche, trovando personaggi di spicco accostati a quelli fantasiosi della penna della Duchamp: il nazional Gabriele D… – dove, nella sua abitazione di Pescara, più volte sono stata –, farà sentire la sua voce e decanterà anche le prodezze dell’Aquila di Firenze e della 91a squadriglia di cui fa parte; il capitano Baracca e Margherita Parodi, per es., su cui verrete illuminati proprio dall’autrice nella postfazione.

Tantissimi complimenti per la costruzione dei personaggi, davvero pazzeschi. Umberto sarà odiato, forse, per la sua megalomania, ma questa sarà necessaria a rendere veritiera la sua evoluzione; percepirete la sua profondità d’animo nel momento che comprenderà il viscerale bisogno per la sua amata. Per la forza e il coraggio di Alba ci vorrebbero troppe pagine.

Vorrei aggiungere un’ultima cosa, del tutto personale. A un certo punto ho provato un dolore al petto che è difficile da spiegare, che non mi capitava da tempo. Tutto, in quel momento, era troppo reale e il senso di perdita troppo vicino. Dolore, e solo poco più il là la forza dell’amore mi ha acquietata. Penso che questo significhi, come dicevamo all’inizio, che l’obiettivo è stato raggiunto. Complimenti, Pitti, di cuore!

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