Recensione: “I PRETI DELLA RESISTENZA” di Rev. Fergus Butler-Gallie – ed. Newton Compton

Anna Lisa Manotti ha letto, per A libro aperto, I PRETI DELLA RESISTENZA di Rev. Fergus Butler-Gallie, ed. Newton Compton.

  • Titolo: I PRETI DELLA RESISTENZA
  • Autore: Rev. Fergus Butler-Gallie
  • Editore: Newton Compton
  • Data di pubblicazione: 25 novembre
  • Pagine: 288

Trama

Chi dice che non si puo combattere il fascismo con la tonaca? Chiunque sostenga che gli uomini di chiesa devono essere miti e moderati, non ha mai conosciuto Félix Kir: parroco ed eroe della resistenza francese. E probabilmente non ha mai sentito parlare dell’arcivescovo Damaskinos che, minacciato dal plotone d’esecuzione dai nazisti, rispose: «Vi prego di rispettare le nostre tradizioni. Sono secoli che in Grecia impicchiamo i nostri arcivescovi». Che viaggino lungo le strade di campagna a bordo di un carro armato o vengano colpiti da un proiettile per salvare una scolaretta innocente, queste quindici persone straordinarie dimostrano come si può lottare strenuamente per le proprie idee anche indossando una tonaca. Ovunque il fascismo abbia messo radici, ha incontrato resistenza. Da Atene durante la guerra all’Alabama degli anni Sessanta; dalla Francia di Vichy alla dittatura militare in Brasile. Queste incredibili storie di coraggio ci ricordano che è importante opporsi a chi crede che l’odio sia più forte del rispetto verso l’altro.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Circa vent’anni fa ascoltai il nonno di un amico che, da giovane, era stato Partigiano. Nella mia famiglia i racconti di guerra non sono mai mancati con un nonno incarcerato in lager e altri tre che patirono i bombardamenti e la fame e non ho mai detto di no a una buona storia. La parte che più mi colpì della sua vicenda fu sapere che i suoi compagni, vittima di un rastrellamento, furono traditi con ogni probabilità dal prete locale. Lui si salvò per un caso fortuito e mentre lo raccontava non aveva in animo nemmeno un grammo di odio o risentimento.

Questo mi serve per introdurre due cose: la prima è che accanto a uomini come Padre Kolbe ci sono stati anche preti di questa risma che per paura o reale convincimento portarono alla morte di altre persone. La seconda è che la Seconda guerra mondiale mise in luce una tale gamma di grigi della moralità da incutere un certo timore.

“I preti della resistenza” del Reverendo Fergus Butler-Gallie (giovane pastore anglicano) riflette essenzialmente su questi due punti.
La sua disamina iniziale del ruolo della Chiesa durante gli anni del secondo conflitto mondiale è puntuale, precisa, priva di sconti ed estremamente lucida. L’autore non cerca e né inventa scuse per una politica che, spesso, sfiorò l’inazione per non dire la connivenza. Consci del fatto che i venti comunisti che avevano spazzato la Russia e del progressivo mutare della società siano stati accadimenti non trascurabili per comprendere la linea politica della Chiesa Butler-Gallie non va in caccia di giustificaioni.
La sua carrellata di preti e suore che si prestarono alla Resistenza, spesso pagando con la vita è interessante perchè offre prospettive diverse le une dalle altre. Dalla “teologia dell’azione” del pastore Dietrich Bonhoeffer, all’ecclettica vulcanicità di Padre Kolbe, passando per la semplice ingenuità di Don Pappagallo e per finire alla sottogliezza politica di Padre Kir. E non solo parroci, ma anche suore, cardinali, vescovi e frati. Tutti a modo loro lavorarono per la Resistenza a volte spinti anche da motivi diversi: l’incapacità di piegare la testa, un cuore grande, il senso del dovere, il senso della giustizia e molto altro ancora.
Butler-Gallie ha uno stile accattivante e nonostante sapessi già che Padre Kolbe morì ad Auschwitz non ho potuto fare a meno di appassionarmi di nuovo e sperare in un finale diverso. Spesso ho interrotto la lettura a metà paragrafo per leggere su Wikipedia come andava a finire quella storia in particolare. Troppa aspettativa, neanche stessi leggendo un romanzo.
Lo stile di Butler-Gallie è anche uno dei pochissimi punti deboli del saggio. Spesso cede alla tentazione di fare una piccola morale, soprattutto in chiusura, semplifica (ma questo è comprensibile dato lo spazio limitato disponibile per ognuno dei protagonisti) e tende a sorvolare sugli aspetti più amibigui. Come ho detto in guerra la moralità è grigia e molti uomini e donne che hanno fatto la Storia sono del medesimo colore.
Liquidare le affermazioni negazioniste dell’Abbè Pierre come frutto della senilità del medesimo mi pare non solo semplicistico, ma anche svilente della complessità di questo frate francese che spese la sua intera e imperfetta (per sua ammissione) vita in aiuto ai più poveri e che passò parte della guerra facendo la spola sui passi alpini fra Francia e Svizzera. Questo, ovviamente, è solo un esempio.
Butler-Gallie ci ha messo l’anima e si vede, ha un’ottima cultura (e si vede),non credo sia stato semplicistico per mancanza di mezzi, forse voleva solo essere maggiormente divulgativo. Questo saggio è un’ottima base per letture più specialistiche e analitiche.

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