Recensione: “UNA STORIA D’AMORE E COLTELLI” di Pitti Duchamp – ed. Words Edizioni

A libro aperto porta nella sua calza una bellissima lettura: UNA STORIA D’AMORE E COLTELLI di Pitti Duchamp, ed. Words Edizioni. Grazie alla nostra Barbara Scotto che l’ha letto per il blog.

  • TITOLO: Una storia d’amore e coltelli
  • AUTORE: Pitti Duchamp
  • EDITORE: Words Edizioni
  • GENERE: novella storica/storia vera
  • FORMATO: Ebook (1,99 in offerta lancio a 0,99) – Cartaceo (10,90)
  • RELEASE DATE: 29.12.2021

La novella è ispirata a una storia vera.

DISPONIBILE SU AMAZON E CON KINDLE UNLIMITED

A BREVE IN TUTTE LE LIBRERIE

Trama

Un amore che nemmeno la guerra ha saputo distruggere.

Vanda ha sedici anni, una bellezza in fiore e la spensieratezza di un cuore che sa accontentarsi di poco. Federigo, Ghigo, fa il coltellinaio, affila lame per lavoro e lancia coltelli per talento. Sullo sfondo Scarperia, uno tra i borghi più belli d’Italia, nella la provincia fiorentina degli anni Trenta. Una storia emozionante, in cui trionfa l’amore giovane e pulito di due poveri amanti divisi dalle famiglie e dalla guerra di Spagna.
Torna Pitti Duchamp, con una novella che racconta di un amore meraviglioso e puro, che neppure il tempo e la guerra hanno saputo e potuto scalfire.

Vanda è giovane, innocente, gentile e di una bellezza angelica. Non a caso viene chiamata da tutti “la Madonnina di Scarperia”, proprio in onore di queste virtù. Vive con la nonna, che l’ha presa con sé perché il padre non riusciva a sfamare tutti i suoi figli, crescendola con amorevoli attenzioni.

Una sera, durante il suo primo ballo paesano incontra Federigo, detto Ghigo, il coltellinaio del paese. Un ragazzone affascinante abile con i coltelli e con le parole. Tra i due è amore a prima vista, un amore timido e pulito che sa di eternità. Un amore però ostacolato da entrambi i padri dei ragazzi: quello di Vanda, perché ritiene Federigo troppo umile per lei e vorrebbe per la sua primogenita un uomo ricco e importante; quello di Federigo in quanto considera la famiglia di Vanda indegna per il suo onesto e operoso figlio, troppo piena di boria e di debiti.

E così ai due innamorati non resta che vedersi di nascosto, finché un triste evento non mette a dura prova il loro rapporto, minacciando di separarli per sempre.

“Timidi, impacciati, troppo innamorati e troppo alla svelta, si strinsero davanti al tabernacolo. Lo sfioramento delle bocche diventò curiosità e passione quando le due lingue si toccarono e i due giovani lasciarono che si accarezzassero, si incatenassero a regalare brividi d’amore.”

La storia si svolge nella Scarperia degli anni ‘30, un borgo della provincia fiorentina noto per la lavorazione di lame da taglio. Un’epoca, quella, in cui si lavorava duramente per portare a casa il pane, il cui unico svago erano i pettegolezzi di quartiere e il ritrovo domenicale dopo la messa. La mentalità era molto rigida e l’innamoramento visto come una questione quasi proibita, in cui erano le famiglie a “gestire i sentimenti” dei figli e il matrimonio doveva essere vantaggioso per entrambe le parti. Non c’era dunque spazio per l’amore, ma Vanda e Ghigo lottano per esso, nella misura in cui è consentito a ciascuno dei due.

Si percepisce bene il disagio della giovane Vanda, alle prese con i primi batticuori, e la passione di Ghigo tenuta a freno dal rispetto e dal buonsenso che lo caratterizzano, nonostante i suoi vent’anni. Un ragazzo d’altri tempi, dedito al lavoro e senza grilli per la testa, così come Vanda, che pensa solo a compiacere la nonna ed è disposta a sacrificare la propria felicità, pur di sapere al sicuro la persona che ama.

Ho molto apprezzato gli inserimenti di dialogo in dialetto fiorentino, l’accuratezza dei dettagli nel ricostruire luoghi, abbigliamento e usanze. Quasi mi sembrava di percorrere quelle vie, mano nella mano con i protagonisti. Realistico l’accenno alle simpatie fasciste del primo dopoguerra, appena sussurrato perché considerato argomento proibito, e alla guerra che ancora si combatteva, silenziosa ma inesorabile, incutendo paura solo a nominarla.

Mi è piaciuta molto la figura di Vanda e la sua evoluzione, che da ragazzina dolce e ingenua si trova costretta a rivedere il suo modo di vivere e di agire e a prendere una coraggiosa decisione per non soccombere alla supremazia paterna. Anche quella della nonna, autoritaria, quasi burbera, ma buona di cuore e sinceramente affezionata alla nipote.

Senza dubbio una novella da leggere per chi ama i sapori d’altri tempi, di quell’Italia povera ma genuina che ha fatto la nostra storia. In queste pagine c’è tutto, storia, amore, buoni sentimenti e un forte messaggio di speranza e rinascita. Ho trovato frettoloso il finale, magari qualche riga in più avrebbe chiuso meglio questa bella novella.

“Non era stato proprio un ti amo, aveva detto ti voglio bene, ma andava anche meglio, perché il bene vale ancora più dell’amore: vuol dire fedeltà e amicizia, costanza e impegno molto più della passione che brucia e lascia storditi.

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