Recensione: “WINGS” di Valentina Ferraro

La nostra Mariadora Vizza ha letto, per A libro aperto, WINGS di Valentina Ferraro, primo volume della Red Oak Manor Collection.

  • Titolo: WINGS
  • Autore: Valentina Ferraro
  • Editore: Self publishing
  • Serie: Red Oak Manor Collection

Trama

RED OAK MANOR COLLECTION #1

Lily-Rose June, fra le mura grigie e umide di Red Oak Manor, ci è nata e cresciuta. Le giornate per lei si dividono tra lo studio, le umiliazioni che i ricchi figli di papà della scuola che frequenta si divertono a infliggerle e le faccende da svolgere sotto l’attenta supervisione di Miss Price, la direttrice dell’orfanotrofio. Eppure, una domenica incolore come le altre, la sua quotidianità viene stravolta dal ritorno di quel ragazzino dagli occhi blu che le aveva fatto battere il cuore per la prima volta.

Jace Lowell Campbell viene scaricato davanti al vecchio portone dell’orfanotrofio, con due valigie nere al seguito e una rabbia cocente che impregna l’aria. La sua punizione è esemplare: dovrà scontare la sua penitenza all’interno di Red Oak Manor. Peccato, però, che il vero castigo sia tenersi alla larga da June, che è da sempre il suo punto debole. Lei che fa sembrare bello anche un posto miserevole come l’istituto in cui è nata e cresciuta.

Abbassare la guardia, adesso, gli sarebbe fatale, perché c’è una verità assoluta con la quale Jace dovrà fare i conti ancora una volta: June non se ne può andare da Red Oak Manor.

E lui non può rimanere…

Wings è il I° volume della Red Oak Manor Collection. Tutti e dieci i libri che la compongono sono autoconclusivi e scritti da autrici diverse. La lettura di ognuno di loro può essere affrontata indipendentemente da quella dei volumi precedenti o successivi.
I romanzi della Red Oak Manor Collection:
– Wings
– Stuck
– Issue
– Misty
– Wrong
– Cruel
– Candy
– Caged
– Jaded
– Shine

«È tornato. E ci ha messo tanto tempo, ma adesso è qui. Ed è tornato per te… anche se forse non lo ha capito nemmeno lui»

C’è un luogo, che per molti è casa, nonostante le privazioni e le rigide regole, mentre per altri è solo un posto da visitare una volta l’anno, a Natale, per credere (e far credere) di essere buoni e caritatevoli, e poi dimenticarlo, come se chi lo abita non fossero persone, ma scarti da evitare. Questo posto è Red Oak Manor.

Per chi ha amato follemente come me il personaggio di Judi Abbot nell’indimenticabile Papà Gambalunga di Jean Webster, questo libro è un’autentica calamita. La storia, soprattutto all’inizio, mi ha ricordato molto quel classico della letteratura epistolare, anche se solo per quel che riguarda la trama iniziale. Anche qui abbiamo un orfanotrofio, anche qui abbiamo un’orfana, June, che, esattamente come Judy, non sa più se cedere o meno alla speranza di essere adottata, ne ha quasi paura, perché, in fondo, si sente molto più protetta in quel maniero, per quanto tetro e triste, che fuori da esso (e non ha tutti i torti, visto come verrà trattata ne corso del romanzo). Se però poi Judy trova la sua via fuori da quell’orfanotrofio che l’ha resa tanto triste, June, al contrario, continua a trovare sempre, in ogni istante della sua vita, un motivo per rimanere.

June e Jace si conoscono per caso da bambini, lei, come già detto, orfana, lui con due genitori che, seppur vivi, sono completamente assenti. Senza saperlo e pur essendo ancora due bambini, diventano luce l’uno per l’altro, tanto da vivere (nell’arco dei successivi quattro anni dal loro primo incontro) ogni istante nell’attesa di quell’unico giorno dell’anno, il giorno di Natale, in cui si possono finalmente rivedere.

Wings è, per certi versi, un libro dei ritorni.

Kevin Shermann, proprietario di Red Oak Manor, è l’uomo più influente della città, un essere alquanto spregevole e abietto, che gode nel manipolare e disprezzare la vita altrui.

Jace è il suo bellissimo e ribelle nipote. Shermann sarà colui che, in tutti i modi, cercherà di ostacolare il legame forte e profondo che si è venuto a creare tra Jace e June, accorgendosi, forse troppo tardi, dell’errore commesso nel lasciare il ragazzo per alcune settimane proprio all’interno dell’istituto. Nei suoi piani, quella doveva essere una punizione, ma un essere arrogante come lui non poteva certo prevedere che, tra quelle mura, sarebbe potuto nascere un sentimento così puro e genuino come l’amore.

“Sapevo di essermi persa, a un certo punto, solo che non avevo idea che quella parte di me che non trovavo più ce l’avesse lui.”

Abbiamo quindi June da un lato, una protagonista bambina spaventata, ligia alle regole, che col trascorrere del tempo, diventa sempre più consapevole fino a diventare una donna forte e tenace, e Jace, un bambino, ragazzo e infine uomo tormentato, che dovrebbe essere libero di decidere della propria vita, perché ha i mezzi per farlo, ma che, di fatto, è schiavo del sistema, succube del nonno e, ciliegina sulla torta, incattivito col mondo intero perché deluso dall’unico amore della sua vita: June.

Il romanzo, per quanto corposo, scorre meravigliosamente.

Ho amato moltissimo il fatto che la trama si dipani su più piani temporali. L’autrice è riuscita in maniera magistrale a costruire le parti, cambiando registro nei dialoghi e nei comportamenti, a seconda dell’età dei protagonisti. Questa, che all’apparenza può sembrare una cosa semplice, credo sia invece un punto molto importante nell’ambito di una stesura di questo tipo, e in cui sia molto facile sbagliare. Il rischio di errore, quando si parla di due bambini, poi di due adolescenti e, infine di due adulti, è veramente alto, ma le tre distinzioni nel libro sono abbastanza nette, sia nei dialoghi che nelle descrizioni delle emozioni e delle sensazioni. Non mi aspettavo niente di meno da parte di un’autrice che leggo sempre molto volentieri, ma in questa storia credo di aver trovato ancora di più di quel che mi aspettavo, perché, se è vero che la Ferraro non tradisce mai le aspettative quando si tratta di raccontare emozioni e passioni, in questo romanzo io l’ho trovata ancora più delicata e precisa, riuscendo in pieno nell’onore e onere di essere la prima a inaugurare questa serie, con tutto ciò che questo comporta, il dover presentare e delineare personaggi che poi saranno protagonisti nei libri successivi, il dover far capire al lettore di cosa si stia parlando e come probabilmente si dipaneranno le storie successive. Soprattutto, l’enorme compito di creare un primo romanzo che possa invogliare il lettore a continuare la lettura dei capitoli successivi della serie, far in modo che possa affezionarsi a essi. Non mi sbaglio di certo nell’affermare che l’autrice c’è riuscita perfettamente, e ha dato vita, con June e Jace a una storia tormentata ma vera, molto realistica, affiancando ai due protagonisti principali altri personaggi interessanti, che sicuramente ritroveremo, ma anche alcuni che, con molta probabilità, non rivedremo più o solo come comparse, primo fra tutti, Kolton, ricco e snob compagno di classe di June, combattuto sin dalla sua adolescenza tra l’amore folle per una ragazza come June, considerata uno scarto della società, e la facciata da dover tenere per conservare la propria reputazione.

Non posso far altro che consigliare un romanzo che dà un incipit col botto a una serie che promette davvero bene e, nell’assegnargli cinque meritatissimi libriccini, vi lascio un’ultima citazione.

“Ci fissiamo a lungo, finché diventa imbarazzante. Perché se ti guardi ma non parli, inizi a farti domande strane e le risposte, quasi sempre, coincidono con un bacio.”

Complimenti vivissimi all’autrice e buona lettura a chi deciderà di avventurarsi tra le mura del maniero.

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