Recensione: “SCOLPITO NELLE OSSA” di Michael Nava – ed. Triskell Edizioni

SCOLPITO NELLE OSSA, ed. Triskell Edizioni, è il secondo volume della serie Henry Rios di Michael Nava. La nostra Laura Baldo l’ha letto per A libro aperto con molto entusiasmo. Seguite il suo consiglio!

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: Scolpito nelle ossa
  • Titolo originale: Carved in Bone
  • Serie: Henry Rios #2
  • Autore: Michael Nava
  • Traduttrice: Micol Cerato
  • ISBN EBOOK: 9791220702133
  • ISBN CARTACEO: 979-12-207-0215-7
  • Genere: Noir, giallo giudiziario
  • Lunghezza: 300 pagine
  • Prezzo Ebook: € 4,99
  • Prezzo cartaceo: € 15,00

Trama

Novembre, 1984. L’avvocato penalista Henry Rios, appena uscito da un centro di riabilitazione e determinato a rimettere insieme i pezzi della sua vita, accetta controvoglia un posto da investigatore in una compagnia assicurativa ed è subito incaricato di indagare sulla morte apparentemente accidentale di Bill Ryan. Ryan, arrivato a San Francisco durante la grande migrazione gay degli anni Settanta, è morto nel sonno per un avvelenamento da monossido di carbonio causato da una tubatura del gas difettosa, a cui il suo amante è sopravvissuto per un soffio. L’indagine sulla sua morte – che Rios è convinto non sia stata un incidente – si trasforma ben presto nella ricerca del significato della sua vita: dall’arrivo a San Francisco come diciottenne terrorizzato alla trasformazione in uomo d’affari di successo, lungo una traiettoria che interseca i luoghi e i momenti più importanti della comunità omosessuale cittadina. Tra parallelismi segreti e paure comuni, Rios si troverà coinvolto in un’indagine dal tono sempre più personale fino a dover affrontare la domanda più scomoda di tutte: è davvero sempre opportuno che la verità venga alla luce?

Un mystery struggente e magistralmente strutturato, vincitore dell’edizione 2020 del Lambda Literary Award, che intreccia le vicende di due uomini gay nella San Francisco degli anni Ottanta mentre, sullo sfondo, lo tsunami dell’AIDS si abbatte sulla città.

Frase quarta di copertina: Un mystery struggente e magistralmente strutturato, vincitore dell’edizione 2020 del Lambda Literary Award, che intreccia le vicende di due uomini gay nella San Francisco degli anni Ottanta mentre, sullo sfondo, lo tsunami dell’AIDS si abbatte sulla città.

Copia digitale gentilmente fornita dalla CE in cambio di una recensione onesta

Di questa serie avevo già letto il primo volume (Il cielo protegga gli innocenti), e mi aveva assolutamente conquistata, quindi ero davvero ansiosa di leggere il secondo.

La serie originale conta otto volumi, ma, almeno per quanto riguarda i primi due, sono del tutto autoconclusivi, quindi non è necessario aver letto il precedente. Però lo consiglio vivamente, non solo perché è davvero molto bello, ma anche perché in tal modo si può apprezzare di più la storia e l’evoluzione del personaggio di Henry Rios.

Anche in questo secondo volume abbiamo l’unione del genere noir con una storia d’amore complicata, che però non riguarda direttamente il protagonista Henry – che si sta ancora riprendendo dalla fine drammatica di un amore e dalla discesa nell’alcolismo che ne è seguita – ma uno dei lavori che si è assunto. Per integrare le scarse rendite di avvocato precario, ha infatti deciso di accettare la proposta che Larry, il suo sponsor agli Alcolisti Anonimi, gli ha procurato: lavorare part-time per un’agenzia assicurativa, indagando sulle pratiche di risarcimento.

Ma il primo caso che gli viene assegnato è tutt’altro che semplice come sembra: riguarda la morte accidentale di Bill Ryan, dovuta secondo il rapporto a una fuga di gas. Il beneficiario del risarcimento è il suo compagno Nick Trejo, che quella notte si è miracolosamente salvato ma da allora è sparito.

La trama si alterna perciò tra Henry, i suoi faticosi progressi per restare sobrio e seguire le regole degli Alcolisti Anonimi, nonostante l’attrazione poco sana per un bel cameriere etero, e i problemi di sempre – legati soprattutto al sentirsi diverso e indegno di essere amato – la sua indagine e la storia di Bill Ryan.

Sullo sfondo, sempre più spaventosa e difficile da ignorare, c’è l’epidemia di AIDS scoppiata in quegli anni, che ha visto San Francisco in prima linea.

La storia di Bill Ryan è altrettanto difficile e dolorosa. Picchiato brutalmente dal padre perché gay, dopo le dimissioni dall’ospedale si vede accompagnare alla stazione più vicina, con una valigia di vestiti e duecento dollari. Per la sua famiglia è ormai come morto.

Arriva a San Francisco nel 1971, in un momento in cui la comunità gay, appena divenuta legale, si sta organizzando. Sono gli anni della lotta politica, di Harvey Milk (se non avete visto il film di Gus Van Sant su di lui, con uno strepitoso Sean Penn, ve lo consiglio), della nascita di zone della città apertamente gay, come il Castro. Ed è anche il tempo della vita notturna frenetica, fatta di locali, bagni pubblici e dark room.

Bill si inserisce gradualmente, si fa degli amici, trova lavoro.

“Con il passare dei giorni, la sua paura cominciò a scemare, sostituita da una sensazione nuova che riconobbe lentamente come senso di libertà.”

Pian piano riprende in mano la propria vita, continua gli studi e diventa un agente immobiliare ricco e di successo. Le vecchie case della città per lui non sono solo lavoro, ma una passione. Lui stesso ne compra una e la restaura, riportandola all’aspetto originale, convinto che anche le case abbiano un’anima e un cuore.

Nel frattempo però continua a sperare in qualcosa di più che semplici avventure occasionali. L’incontro con Nick, di qualche anno più giovane e, soprattutto, cresciuto in una famiglia che lo accetta così com’è e lo ama, gli apre un mondo completamente nuovo. Nonostante i dubbi iniziali, dovuti alla differenza d’età, il carattere allegro, fiducioso e spontaneo del ragazzo finisce per conquistarlo.

“Sperimentò con Nick un momento di vera libertà […] e per un istante riuscì quasi a dimenticare che lui e Nick erano gay. Erano semplicemente due persone, attratte l’una dall’altra, che godevano della reciproca compagnia, come se fosse la cosa più naturale del mondo.”

Nick si trasferisce a casa sua, ma quello che doveva essere il coronamento di un sogno rischia di trasformarsi in un incubo, perché Bill non ha mai superato i traumi del passato, che hanno alimentato il terrore costante di perdere il giovane amante. Quando poi esplode una malattia ancora in gran parte sconosciuta, che si porta via buona parte dei suoi più cari amici tra indicibili sofferenze, distruggendo quelle poche sicurezze che si era costruito, il suo terrore non può che aumentare.

Mentre svolge le indagini, Henry si addentra sempre di più nella storia di Bill, che ha molti punti in comune con la sua. Anche Henry è nato in una famiglia che non avrebbe mai accettato la sua diversità, e si è fatto strada con le sue sole forze, perciò si porta dietro le stesse paure, le stesse voci maligne e fastidiose nella testa che gli ricordano di essere in fondo sbagliato, difettoso. In più, adesso, a tormentarlo c’è anche la paura dell’AIDS.

“Ho fatto il mio primo coming out a diciassette anni, quindi perché sento ancora di dover dimostrare qualcosa? Perché, aveva detto Larry, è difficile essere odiati e non sapere mai quando quell’odio arriverà a schiaffeggiarti in faccia.”

Il caso lo coinvolge fin da subito, e dopo aver notato l’atteggiamento poco collaborativo della famiglia di Nick, e aver scoperto dettagli che sembrano escludere un incidente, non è disposto a lasciar perdere, nonostante la loro rinuncia al risarcimento.

La ricerca della verità ormai non è più legata al lavoro per l’assicurazione, diventa per lui una questione di principio.

Questo è ciò che amo nel personaggio di Henry Rios: la sua incapacità di lasciar perdere, anche quando tutto sembra remare contro. Colpisce ancora di più perché lui non è affatto un uomo forte e sicuro di sé, ha i propri problemi personali e le proprie debolezze, è sempre sull’orlo di una ricaduta nell’alcol e nell’autodistruttività, ma nonostante ciò riesce ad aggrapparsi a dei principi morali basilari, come se fossero il suo unico salvagente, l’unica possibilità di salvezza durante un naufragio.

In questo secondo volume la sua storia personale passa un po’ in secondo piano, ma l’autore riesce comunque a far risaltare il suo carattere e la sua lenta e dolorosa maturazione.

Come accennato prima, in questo romanzo la parte romantica (e anche quella erotica, che non manca affatto) viene affidata soprattutto al personaggio complesso di Bill Ryan, a cui è impossibile non affezionarsi. Bill è gay, e questo è il suo principale motivo di sofferenza, ma i suoi problemi sono simili a quelli di molte altre persone che per un motivo o per l’altro non possono o non vogliono adeguarsi agli standard della società, e finiscono per sentirsi diversi, costretti a lottare con se stessi anche quando sono finalmente liberi, perché quel giudizio negativo lo hanno ormai interiorizzato. Oltre a ciò, Bill si sente diverso anche dalla maggioranza della comunità gay che frequenta, perché ciò che desidera di più è una relazione stabile con una sola persona speciale.

“Malgrado quei progressi sociali e legislativi permettessero agli uomini gay di vivere come volevano, nessuno di loro, notava Bill, sembrava desiderare ciò che desiderava lui; ciò che Waldo chiamava scherzosamente: «Un piccolo cottage grazioso e il tuo amante in grembiule che ti prepara la cena quando torni dal lavoro.»”

Anche tutti gli altri personaggi principali sono ben tratteggiati e risultano vivi e familiari, come se fossero persone vere, ognuna col suo carattere, le sue particolarità, le sue strategie di sopravvivenza, il suo modo di parlare e di vedere il mondo: Nick, Waldo, Larry. A tutti loro si finisce inevitabilmente per affezionarsi.

Allo stesso modo, l’autore riesce a rendere in modo magistrale il clima d’ansia che si respirava nella San Francisco gay dei primi anni ‘80: la ricerca di un proprio posto, la nuova consapevolezza di avere dei diritti, l’emergenza imprevista e terribile dell’epidemia di AIDS, che costringe a rivedere traguardi e obiettivi, a interrogarsi su un futuro sempre più incerto, oltre che portare molti a chiedersi se in fondo la mentalità omofoba dominante non avesse ragione, se Dio detesti davvero gli omosessuali e abbia mandato una piaga per punirli.

La storia d’amore protagonista della vicenda, quella tra Bill e Nick, è sì molto romantica, ma ha dei lati oscuri che si svelano solo pian piano, che non la rendono meno coinvolgente ma solo più complessa, fino al triste finale. In un mondo dove tutto è in apparenza superficiale e incerto, a svelare le verità più profonde può intervenire solo una tragedia. Non ci sono vie di mezzo, perché siamo in un luogo, in un periodo e in un ambito dove non esistevano schemi prefissati: chi era gay non aveva un modello di riferimento. Doveva scegliere se adeguarsi al modello etero che gli era stato inculcato fin dall’infanzia o crearsene uno totalmente nuovo dal nulla, senza nessuna guida.

Lo stile di scrittura è sempre ottimo, e si riesce a percepire bene l’impegno e la cura dei dettagli che l’autore ha messo in questi romanzi.

Anche qui, come nel primo volume, troviamo delle citazioni poetiche significative. La mia preferita è tratta da una poesia di Emily Dickinson che, con mio disappunto, pur amando molto la poetessa non conoscevo:

“La separazione è quanto del cielo sappiamo, e quanto dell’inferno ci basta.”

Anche la postfazione è molto interessante: ci permette di capire non solo il livello dell’impegno dell’autore nella ricerca storica delle fonti, ma il coinvolgimento emotivo autentico sottostante.

Il romanzo mi è piaciuto praticamente in ogni aspetto: trama, personaggi, approfondimento dei temi trattati, stile, impatto. Sottolineo (anche se non dovrebbe essercene bisogno) che pur trattando in buona parte di amore, anche fisico, non si tratta di un romance. Non c’è un lieto fine, e le storie d’amore o di sesso sono funzionali a quella che è essenzialmente la trama di un noir, dove lo sfondo è spesso cupo e vengono analizzati temi importanti, sia dal lato storico che piscologico.

Non è una lettura di puro svago, insomma. È una lettura leggera solo nel senso che scorre veloce, grazie allo stile e alla grande capacità di coinvolgere ed emozionare.

A questo punto, comunque, sono ancora più curiosa di leggere il terzo, per vedere dove si sposterà l’azione, e per immergermi di nuovo nel mondo creato da quello che ormai è per me un autore da leggere sulla fiducia, certa di non restare delusa.

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