Recensione: “IL BOSS DI BEN” di K.C. Wells

La nostra Anna Lisa Manotti ha letto e condiviso, con A libro aperto, la recensione di IL BOSS DI BEN di K.C. Wells.

  • TITOLO: Il boss di Ben
  • TITOLO ORIGINALE: Ben’s boss
  • AUTRICE: K.C. Wells
  • TRADUZIONE: Nela Banti
  • SERIE: Maine Men #2
  • FORMATO: E-book
  • DATA DI USCITA: 16 febbraio 2022

Trama

Una storia dolorosa

Andare a quel colloquio di lavoro conferma le peggiori paure di Ben White. Sono passati otto anni dal liceo, eppure ricorda ancora le provocazioni di Wade Pearson.

C’è sempre la possibilità che Wade non sia lo stesso stronzo omofobo che Ben conosceva. Sì, come no.

Peccato, perché il ragazzo che Ben ricorda è diventato un uomo serio e sensuale. In un’altra vita, si sarebbe arrampicato su di lui come su un albero. Lo sguardo di Wade lo fa ancora rabbrividire, anche se ora accade per ragioni completamente diverse.

Un desiderio segreto

Non appena Wade ha letto la domanda di Ben, ha capito che doveva vederlo. Ben è ancora stupendo come lo ricorda. È ovvio che non si aspetta di ottenere il lavoro, data la loro storia.

Wade tuttavia ha un obiettivo. Deve farsi perdonare da Ben per averlo trattato così male, anche se non saprà mai il motivo per cui si è comportato in quel modo. Vederlo ogni giorno non fa che aumentare il suo rimpianto. Se all’epoca avesse avuto più coraggio, forse lui e Ben avrebbero potuto essere qualcosa.

Il minimo che può fare è mostrare a Ben che è cambiato.

Non c’è verso che Wade possa ottenere ciò che vuole veramente: il suo cuore.

“Il boss di Ben” di K.C. Wells è il secondo romanzo della serie “Main men” iniziato qualche mese fa con “La fantasia di Finn”.

Ben è un altro dei giovani conosciuti nel libro precedente e si trova a lavorare nel negozio di Wade Pearson, lo stesso s… che lo bullizzò al liceo perché omosessuale. Due righe bastano per la trama perché come incipit non c’è proprio male, anzi.

E il romanzo, in effetti, è tutto qui: i tentativi di Wade di farsi perdonare, pur rimanendo distante perché sommerso dalla vergogna e dal senso di colpa, la fatica di Ben nel fare i conti con i sentimenti che prova per lui: da un lato una rabbia feroce e dall’altra un’attrazione fisica che cova fin dall’adolescenza. E, ovviamente, gli amici di Ben che si muovono in sottofondo precisi, presenti e affidabili come sempre.

“Il boss di Ben” è largamente introspettivo (anche attraverso i dialoghi) e con poca o nulla azione. Nonostante a volte giri e rigiri attorno alle stesse cose la pesantezza non è da annoverare fra i difetti del romanzo. Certo, si poteva tagliare qualcosa, ma è di poco conto.

La trama è giocata in modo da essere credibile: Wade ha maturato nel corso degli anni un forte cambiamento personale, ha i suoi motivi per essere stato il bullo perfido che era (senza che diventino una giustificazione) e Ben non è un uomo rancoroso.

La loro relazione (intesa come rapporto personale) si evolve lentamente, fra passi avanti e indietro, ruzzoloni e scivolate; se vi aspettate un libro dove a metà i personaggi sono già felici e innamorati passate avanti, qui si deve penare fino alla fine, ma è una pena gustosa. Un po’ perché si immagina il finale e un po’ perché ci sta tutto che ci voglia tanto, tanto tempo.

Veniamo alle note dolenti: personaggi di contorno stereotipati, funzionali e tutto, ma stereotipati. La sotto trama del nipote di Wade, Liam, trattata con troppa fretta e leggerezza. Avrei preferito che questa sotto trama facesse da filo rosso per quasi tutto il romanzo dato il suo potenziale piuttosto che vederla relegata in poche pagine.

Detto ciò “Il boss di Ben” è un romanzo leggero, adorabile come lo sono i suoi protagonisti, frizzante e ironico il giusto.

Con un maggior bilanciamento delle parti sarebbe stato perfetto.

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