Recensione: “FRAGARIA” di Lucy Rosca – ed. Triskell Edizioni

La nostra Anna Lisa ha letto, per A libro aperto, FRAGARIA di Lucy Rosca, ed. Triskell Edizioni.

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: Fragaria
  • Autrice: Lucy Rosca
  • ISBN EBOOK: 9791220702430
  • ISBN CARTACEO: 979-12-207-0244-7
  • Genere: Fantasy
  • Lunghezza: 290 pagine
  • Prezzo Ebook: 4,99 €
  • Prezzo cartaceo: 15,00 €

Trama

Il diciannovenne Oliver Miles si trasferisce nella cittadina di Sunster per fuggire dal padre che vorrebbe controllare il suo futuro. Mentre cerca l’indipendenza ed emozioni nuove che lo sottraggano alla monotonia della sua vita, fa la conoscenza del misterioso e affascinante erede del barone di Sunster: Adelchi Clearwater.

L’infatuazione per il giovane porterà Oliver ad avvicinarsi a lui sempre di più e a scoprire un terribile segreto, che ha radici in un’antica maledizione operata da una creatura leggendaria.

I due ragazzi affronteranno un percorso difficile, fatto di incomprensioni e attrazione, di crescita e accettazione, in bilico tra il mondo oscuro del sovrannaturale e il mondo luminoso della normalità. Sconfiggendo ognuno i propri mostri e scoprendo, grazie all’amore reciproco, la strada verso l’indipendenza e la vera libertà.

Frase quarta di copertina: “Eppure la fragola è speciale proprio per questo. Nonostante cresca nel bel mezzo del bosco, in luoghi impervi e spesso circondata da piante velenose, riesce a dar vita a frutti così buoni e a fiori così meravigliosi; non per nulla il suo fiore ha il significato di purezza e amore vero.”

Avvertenze: l’autrice segnala riferimenti ad abusi fisici e psicologici

Quando ho iniziato a leggere “Fragaria” di Lucy Rosca una notizia aveva da poco deflagrato nella mia vita e sentivo il bisogno spasmodico di evadere, di rifugiarmi un mondo colorato di rosa e popolato di unicorni perché il mio, di mondo, faceva abbastanza paura.

Dopo poche pagine, in preda a un delirio da “non posso reggere un brutto finale”, mi sono spoilerata tutto alla grande, poi ho riposto il kindle e per un giorno intero mi sono chiesta che diavolo fare.

Alla fine ha prevalso il senso del dovere e sono stata premiata. Di rado, quando si parla di finale “giusto” lo si intende come una cosa positiva. Come finisce “Via col vento”? Giusto. E “Full metal jacket”? Giusto. Insomma, “giusto” è di solito sinonimo di un epilogo amaro, ma che sta bene nel contesto della narrazione. Rhett Butler molla Scarlett e Joker perde definitivamente la sua innocenza.

Ora, anche “Fragaria” finisce “giusto”, ma con un’accezione diversa. La conclusione concepita da Lucy Rosca è del tutto centrata sulla vicenda dei due personaggi, in una sorta di lieto fine in buona fede, rose di cui vediamo i boccioli, ma la cui fioritura possiamo solo immaginare.

Epiloghi così di solito mi fanno venire voglia di gettare il kindle dalla finestra, perché spesso hanno il sapore del manierismo, del finale aspro che fa tanto vissuto, ma non è questo il caso.

Ho provato a pensare a un epilogo diverso, più convenzionale e sapete una cosa? Se io avessi avuto il mio mondo immaginario fatto di unicorni avrei dovuto dirvi che finiva veramente, ma veramente male.

Se volete scoprire il motivo di questo mio bizzarro pensiero date un’opportunità a “Fragaria” che è un romanzo lento, con poca azione e tanta introspezione, con zero sesso e tanto romanticismo (finalmente!) meditato e a basso tasso di carie ai denti, con due protagonisti che vorresti prendere a cornate, ma che non puoi fare a meno di apprezzare.

Ecco, Oliver e Adelchi non li ho amati, lo stile della Rosca è piuttosto freddo e distaccato e si ha sempre l’impressione di guardarli da lontano e soprattutto Adelchi rimane inavvicinabile, però si apprezzano e si sviluppa per loro una certa simpatia.

Adelchi, dicevo, è un personaggio misterioso, riservato, a tratti algido. Adelchi è la fortezza di se stesso, come se il suo corpo fosse un’estensione della prigione in cui è obbligato a vivere. Oliver, invece, è vitale, ostinato, curioso, quasi invadente nelle sue preoccupazioni. Due persone più diverse non si potrebbero immaginare, ma insieme funzionano bene. Non aspettatevi romanticismo da Bacio Perugina, nessun discorso a cuore aperto e parole dolci. Oliver e Adelchi si amano in modo ruvido, scostante, faticato, ed è proprio questa la loro forza.

Come sempre trovo anche delle note negative: comprimari abbozzati e un po’ stereotipati, con situazioni che si ripetono (in particolare parlo di due personaggi secondari che sembrano vivere al caffè) e che tendono qua e là a essere paternalisti se non moraleggianti.

La cattiva è davvero cattiva, ma adduce dei motivi poco approfonditi e si ha l’idea che la sua fosse una funzione più strumentale alla narrazione che realmente sentita come personaggio a sé stante.

Ogni tanto i concetti si rincorrono e lo stile dell’autrice ha un lessico variegato, ma un po’ troppo “baroccheggiante”. Confido che nella prossima opera Lucy Rosca saprà adottarne uno più fluido, che sa scrivere lo ha già dimostrato e non ha bisogno di provarlo in esercizi di stile.

All’inizio ho insistito tanto sul finale perché, se fosse stato tutto rosa e arcobaleni, il mio voto sarebbe stato diverso. Lucy Rosca merita di più anche solo per averci ricordato che, se l’amore è la cura, a volte l’amore deve anche esprimersi nella pazienza dell’attesa.

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