Recensione: “KITSUNE-RACCONTI DA AKATSUKI VOL 1” di Nicolette Andrews – Triskell edizioni

Definire retelling questa meraviglia di romanzo lo trovo oltremodo riduttivo. Kitsune ci teletrasporta nel folklore giapponese, culla di creature, demoni vendicativi e divinità, signori coraggiosi e altri soggetti al tradimento. Uno sprazzo di storia e leggenda da cui sono stata letteralmente catturata.

  • Titolo: Kitsune
  • Serie: Racconti dall’Akatsuki
  • Autore; Nicolette Andrews
  • Editore: Triskell edizioni
  • Genere: fantasy
  • Uscita: 12 agosto
  • Pagine: 301
  • Ebook: 4,99
  • Cartaceo: 14,90

Chi ama le fiabe rivisitate, anime e manga si innamorerà di Kitsune: Retelling de La Sirenetta, un’antica storia raccontata da una nuova prospettiva.
Le favole tradizionali incontrano l’oriente con Kitsune, un retelling de La Sirenetta che intreccia sapientemente la magia, il folklore del Giappone e l’immaginario di Hans Christian Andersen.

Rin è una kitsune immortale, ma la maledizione di una strega l’ha trasformata in umana e resa muta. Per riottenere i poteri yokai ed evitare di trasformarsi in una volpe, deve far innamorare il figlio dell’uomo più potente del territorio. Hikaru è promesso sposo della figlia di un signore rivale, e adempirà al suo dovere, proteggendo così il suo clan dai nemici e dagli yokai. Ma quando viene salvato da una misteriosa donna dai capelli rossi, per quanto ci provi, non riesce a togliersela dalla testa… Innamorarsi è rischioso per entrambi. Non solo provengono da mondi diversi, ma il tempo che trascorrono insieme può causare solo grandi sofferenze. Il matrimonio di Hikaru significa sicurezza per il suo clan e Rin deve decidere se distruggerlo o trasformarsi in una volpe. E amare veramente Hikaru significa rivelare che è una degli odiati yokai e un’immortale. Rischieranno tutto per amore? O i loro due mondi li faranno a pezzi per sempre?

Una foresta non è soltanto un immenso accumulo di vegetazione, ma è la dimora di vendicative creature di origine demoniaca, spettri o altrettante divinità non sempre magnanime. Tutti aspetti che caratterizzano la cultura nipponica e, se siete amanti di manga, avrete senz’altro una visione completa di alcuni aspetti fondamentali. Nella natura vi sono forze innaturali, abbondano esseri chiamati Yokai, tradotto sarebbero spettri, demoni, diversi da quelli della cultura occidentali.

Il folkore giapponese possiede una lunga lista, a partire dai Kitsune, demoni volpe molto astuti che prendono, a loro piacimento, sembianze umane al fine di ingannare gli esseri umani, spesso e volentieri seducendoli. Il loro potere li dota di piccoli fuochi che possono lanciare contro i nemici. Rin è una di loro, una Kitsune fedele al proprio padrone, il drago, un kami – divinità sia animale che antropomorfa – ma per la prima volta aiuta un ragazzo a sfuggire alla morte per colpa di un enorme cinghiale. Si tratta di Hikaru, primogenito di un daimyo – un feudatario – un po’ troppo incurante degli abitanti della foresta in cui si è ostinato, sbagliando, a oltrepassare la selva protetta da Akio, il terribile guardiano dalle sembianze suine.

Sebbene Rin non abbia mai dimostrato interesse nei riguardi degli uomini, trovandoli noiosi, l’istinto prende sopravvento e salva Hikaru da morte certa. Non si può definire un colpo di fulmine il loro, eppure nel principe vi è qualcosa di speciale, oltre l’aspetto attraente, ad aver colpito la Kitsune. Nemmeno a farlo apposta, il viaggio nella foresta di Rin incontra più di un ostacolo: oltre al sommo cinghiale, viene stregata da una fattucchiera travestita da miko – sacerdotessa shintoista – e obbligata a compiere una missione sgradevole: rompere l’alleanza tra due potenti clan. In cambio la sua libertà, oppure la donna volpe perderà i poteri e rimarrà in eterno un semplice animale.

L’unico modo per riuscirci sembra quello di avvicinare proprio il ragazzo che ha incontrato nella foresta. Muta e in forma umana a causa della maledizione, Rin riesce a circuire il cuore di Hikaru, nobile dalle origini non del tutto chiare da parte di madre e detestato dai suoi uomini e guardato con gli occhi del tradimento dal fratellastro Hotaru, secondogenito ma convinto di essere la persona adatta a condurre il clan quando il padre lascerà la vita terrena. Hikaru non ha vita facile all’interno del proprio castello, è guardato con sospetto e poco stimato, soprattutto appena accoglie una misteriosa fanciulla impossibilitata a parlare. La missione di Rin non risulta semplice e contrasta i sentimenti che pian piano comincia a provare, inoltre l’obiettivo richiesto dalla strega alimenterà una guerra sanguinosa tra clan.

Si avverte parecchio l’anima giapponese in questo romanzo, in effetti l’autrice vanta origini orientali e lo dimostra racchiudendo degli elementi che ricordano la fiaba della Sirenetta, ma c’è tanto di più. Un’ambientazione da leggenda, sfondo tipicamente feudale anche senza date su cui fare riferimento, periodi ideali per svolgere vicende come queste. Le lotte fra clan hanno insanguinato l’antico Giappone per secoli, si poneva una tregua alle loro discordie grazie a matrimoni o accordi traballanti. Il romanzo è scorrevole, nato da una penna elegante e coi giusti fronzoli, accosta uno sprazzo storico e fantastico, tra esorcismi, lotte di potere e intrighi, puntando la curiosità su una cultura straricca di leggende e stranezze. I personaggi sono anch’essi delineati e presentano pregi e altrettanti difetti. Hikaru è in effetti inizialmente un’incurante e con meno carisma di altri; è stato piacevole vederlo crescere e riconoscere se stesso. Il personaggio da me più amato è Shin, una figura secondaria ma di grande valore e importanza, un demone lupo che ha a cuore l’incolumità di Rin, protagonista di un duplice inganno, terribilmente carina e genuina, una vera Kitsune.

Gioco in casa recensendo questo romanzo, essendo nippo dipendente, finora la mia lettura preferita di quest’anno.

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