Recensione: “LA CROCE DEL GUERRIERO” di Abigail Roux – ed. Triskell Edizioni

Anna Lisa Manotti ha letto, per A libro aperto, LA CROCE DEL GUERRIERO di Abigail Roux, ed. Triskell Edizioni.

  • COLLANA: RAINBOW
  • Titolo: La croce del guerriero
  • Titolo originale: Warrior’s Cross
  • Autrice: Abigail Roux
  • Traduttrice: Emanuela Graziani
  • ISBN EBOOK: 9791220701365
  • ISBN CARTACEO: 979-12-207-0138-9
  • Genere: Contemporaneo
  • Lunghezza: 309 pagine

Trama

Cameron Jacobs è un libro aperto. Si considera uno qualunque, un cameriere come tanti con amici normali, hobby noiosi, cani innocui e nulla che somigli a un segreto… a parte la cotta che ha per un uomo alto, tenebroso e bello in modo sconcertante che cena da solo ogni martedì sera nel ristorante in cui lui lavora. Basta una sola notte di passione con Julian Cross per sconvolgere tutto il suo mondo.

L’amore e la devozione di Julian sono molto più di quanto Cameron avrebbe mai potuto sperare. Ma quando la sua esistenza ordinaria viene a contatto – e si scontra – con lo stile di vita straordinario di Julian, Cameron scopre che la paura e la fiducia possono andare a braccetto e che l’amore è solo a un passo di distanza dal pericolo.

“La croce del guerriero” di Abigail Roux è un romanzo dalle tinte fosche che si discosta un po’ dal genere.

Cameron è il cameriere di un rinomato ristorante (il Tuesday) e, ogni martedì, il giorno non è casuale, serve la cena a un uomo tanto bello quanto misterioso e taciturno.

Julian è  cliente abituale del Tuesday, ogni martedì si fa servire sempre le stesse cose: del vino e il piatto del giorno e, da lontano, spasima per quel cameriere gentile.

Questo è l’incipit. Da qui in poi il romanzo prende il via abbastanza in fretta, nonostante molte pagine siano di descrizioni e pensieri la lettura non è appesantita, ne è rallentata dalla descrizione delle scene di sesso su cui l’autrice (saggiamente) sorvola.

La cosa più interessante di questo romanzo è Julian: un uomo alto, grosso, armato, pericoloso eppure romantico e insicuro in un modo che stride con il suo aspetto da duro. Per tutta la durata della sua storia con Cameron non fa che chiedersi come può un ragazzo con una vita tanto tranquilla e normale volere lui che di normale e tranquillo non ha nulla. Se lo chiede in modo onesto e credibile e non si ha mai la percezione che i suoi patemi siano solo escamotage per allungare la trama.

Se Julian si fa tante domande ha i suoi perché.

Cameron, d’altro canto, è lui stesso pieno di interrogativi irrisolti. Chiede senza ottenere mai risposta tanto che, alla fine, lascia perdere preferendo salvare quel che resta di sé stesso. Detto ciò Cameron è un personaggio meno profondo e riuscito, come se la sua funzione primaria sia essere l’oggetto d’amore di Julian.

Il loro dissidio non è futile, né tantomeno banale. La risoluzione è lenta e affidata al tempo e al caso. “La croce del guerriero” non è il romanzo in cui i protagonisti fanno tira e molla, quando mollano lo fanno davvero e passano mesi e pagine di dolore e solitudine. Questa è una scelta che ho apprezzato, la mancanza totale di contatto fra i due protagonisti rende il loro lasciarsi decisamente più tangibile.

Fin qui i lati positivi.

Fra le note negative ci sono i dialoghi, spesso poco approfonditi e incalzanti non tengono incollati alla pagina come potrebbero o dovrebbero fare.

Anche il modo in cui viene trattata la professione di Julian non è molto efficace, il suo mestiere che suscita dubbi e perplessità, non solo in Cameron, ma anche nel lettore non ha l’attenzione che merita. Con la scelta fatta dall’autrice c’era spazio per dilemmi etici e morali in abbondanza, l’averlo trattato solo ai fini di ravvivare la trama o in relazione al rapporto fra i due protagonisti lo ha appiattito.

La parte finale, che punta tutto sull’azione, mi ha coinvolto poco. Non posso dire troppo perché  uno spoiler rovinerebbe la lettura, basti sapere che la bomba che viene sganciata fra i tre quarti e il finale del libro (non ricordo la posizione esatta) si sarebbe sposata meglio, secondo me, con una scelta narrativa più mirata all’introspezione.

“La croce del guerriero” è una lettura leggera e senza impegni che lascia in bocca un po’ di rimpianto.

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