Recensione: “IL BALLETTO DEI SATIRI PORCI” di Paolo Mosca

Altra lettura estasiante di Paolo Mosca: IL BALLETTO DEI SATIRI PORCI.

  • Titolo: IL BALLETTO DEI SATIRI PORCI (Raccolta di racconti brevi)
  • Autore: Paolo Mosca
  • Editore: self-publishing
  • Data di pubblicazione: 14 aprile 2022
  • Genere: racconti brevi
  • Pagine: 214

Trama

Racconti brevi, a volte brevissimi, tra enigmi, lirismo, passione, umorismo e distopie. Danziamo come satiri porci in un balletto che non ha bisogno di noi.

Se un romanzo può essere riassunto in un racconto, non v’è ragione che esista. Perché leggere pagine e pagine di brodo allungato per giungere a un contenuto liofilizzabile in poche righe? Un romanzo deve essere denso, sfaccettato, deve avvolgerti e attaccarti da tutti i punti cardinali, dall’alto e dal basso. Il racconto per me deve essere una folgorazione, una sintesi che si fa simbolica, esemplare. Deve dire tutto nel meno. Sfrondare. Più una scultura che un film. Questo è il senso delle pagine che state per leggere. Con ironia, malinconia, visioni, introspezione. Come romanzi che vi hanno risparmiato perdite di tempo. Non ringraziatemi. Godeteveli.

È attesa e stupore ogni qualvolta ci si approccia a un romanzo di Paolo Mosca. Dopo “La congiura di Babbo Natale” e il “Quaderno del lupo“, vi parlo del suo ultimo libro, “Il balletto dei satiri porci”. È una lettura che richiede poco tempo – e che si divora – ma che necessita tempo per essere assimilata, perché fa riflettere e rimodulare, nella testa, opinioni date per assodate. L’autore ribalta la prospettiva delle cose, rendendole vive e credibili, con lo stile che lo contraddistingue.

“Impossibile – rispondo in lacrime – non seppelirei mai la ragazza che amo.”

Anche di amore si parla in questi racconti, l’amore malato o inconsapevole; l’amore per se stessi e per l’altro. L’amore affidato a una identità superiore o a una macchina. Come diciamo ti amo? Spesso attraverso un messaggio; esistono più i sentimenti veri? Ci siamo nascosti dietro uno schermo, spesso siamo soli e ci illudiamo che d’altra parte ci sia qualcuno pronto a corrisponderci.

Il balletto dei satiri porci è irriverente nei confronti dei governanti e del popolo completamente asservito, tanto da diventare un automa davanti a regole del tutto improponibili. A tale riguardo, cito il racconto che mi ha più colpito, “Il virus bipode”, di cui non è impossibile comprenderne la metafora con la pandemia di Covid.

Sono in lotta con la società a cui appartengo. E ho l’imperativo etico di sputare nel piatto in cui mangio. Non mi è dato altro.

Società, vita quotidiana e argomenti molto attuali sono trattati con un’apparente leggerezza. I racconti sono brevi e lunghi, anche contradditori, per allenare la mente e prepararla a qualcosa di impensato. “Io sento dunque penso. Io penso dunque sento”.

Se un romanzo può essere riassunto in un racconto, non v’è ragione che esista. Perché leggere pagine e pagine di brodo allungato per giungere a un contenuto liofilizzabile in poche righe? Un romanzo deve essere denso, sfaccettato, deve avvolgerti e attaccarti da tutti i punti cardinali, dall’alto e dal basso. Il racconto per me deve essere una folgorazione, una sintesi che si fa simbolica, esemplare.
Deve dire tutto nel meno. Sfrondare. Più una scultura che un film.

Vi affido alle parole dell’autore per chiudere la recensione e condurvi fino alle pagine di “Il balletto dei satiri porci.”

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